Creature della notte – CAPITOLO XIII

Parole e ferite

Un nuovo giorno è in procinto di iniziare. Solitamente, sono allegra e raggiante di felicità, ma oggi non è affatto così. Ad ogni modo, sono in piedi di buon’ora, e la fatica di andare a scuola a piedi mi viene risparmiata. Come tutte le mattine, dopo una sana colazione, corro nella mia stanza a vestirmi. Mentre sono nell’atto di farlo, mai madre apre la porta unicamente per avvisarmi che Blake, il mio fidanzato, è passato a prendermi per accompagnarmi a scuola. Non appena lo vedo, lo saluto, chiedendogli se Jennifer può unirsi a noi. in tono calmo, asserisce che non c’è alcun problema a riguardo. Uscendo di casa, ho l’occasione di vedere la sua auto. Una bellissima Spider nera. Senza perdere un istante, salgo in macchina, e aspetto che Blake accenda il motore. per l’intera durata del viaggio, non riesco a staccare lo sguardo da quei suoi meravigliosi occhi color miele. Non oso parlargli, volendo evitare di deconcentrarlo. Intanto, mentre la strada scivola via, e ci avviciniamo alla nostra destinazione, mi tornano in mente le parole di sua madre. Quelle stesse parole, dure come la roccia e taglienti come un pezzo di vetro, sono riuscite a minare il mio sensibile animo, provocando una ferita che ancora oggi, sanguina. Anche se sta guidando, Blake riesce ad accorgersi che l’espressione del mio volto è mutata, passando da felice a malinconica. “Va tutto bene?” mi chiede, senza distogliere lo sguardo dalla strada. “Si.”Gli rispondo, evitando di incrociare il suo. “Chelsea, so bene che stai mentendo. Ora dimmi, cosa ti succede?” mi chiede, in tono calmo e premuroso. “Sono le parole di tua madre, Blake. Mi ha ferita.” “So quanto male può averti fatto, ma sappi solo una cosa. Mia madre si sbaglia su di noi.” rispose, mutando il suo tono di voce da calmo a serio. A quelle parole, sorrisi. Le stesse, avevano agito da antidoto contro il mio dolore, riuscendo a farlo sparire. Guardando fuori dal finestrino, mi accorsi che eravamo appena arrivati a scuola. Così, non appena Blake fermò l’auto, ne scesi lentamente, dopodiché decisi di avviarmi verso la mia aula. Questo comportava attraversare un lungo corridoio, impresa difficile, visto il poco tempo a disposizione e il peso del mio zaino. Ad ogni modo, strinsi i denti, riuscendo ad arrivare in classe con un minuto d’anticipo sulla campanella. Ora sapevo di poter tirare un sospiro di sollievo, poiché la mia reputazione di studentessa modello era salva. Entrando in aula, incontrai Taylor e Daniella. Le due, quasi all’unisono, mi salutarono. Ricambiai affettuosamente, dopodiché decisi di prendere posto. Ho una manciata di secondi per compiere tale gesto, poichè allo scadere degli stessi, la professoressa Galdys fa il suo ingresso in aula. Imitando i miei compagni, mi alzo per salutarla educatamente, rimettendomi a sedere soltanto un istante dopo. Ad essere sincera, non sono proprio dell’umore per seguire una lezione di letteratura, ma decido di ingoiare il rospo. Per mia fortuna, la Galdys sa bene come mantenere viva l’attenzione dei suoi studenti, riuscendo quindi, a far diventare interessante anche la più tediosa e pesante delle lezioni. Dopo ben due ore, il nasale e ridondante suono della campanella annuncia l’inizio dell’intervallo, che, come di consueto, passo con Taylor e Daniella. Sono le mie migliori amiche, e so bene di poter sempre contare su di loro, anche nel peggiore dei momenti. Tutte e tre, inganniamo il tempo scherzando insieme, o parlando del più e del meno, e se la nostra vita scolastica, non fosse dettata dai richiami di un insegnante, o dal suono di una campanella, rimarrei a discutere con loro per ore. “Come va con il cuore?” mi chiede Daniella, spezzando il silenzio creatosi fra di noi. “Bene.” rispondo, intuendo che allude alla mia relazione con Blake. Dopo averle risposto, le rigiro la domanda, alla quale lei evita di rispondere. Daniella è una ragazza naturalmente sensibile, e c’è da ammettere che in questo ci somigliamo, ma al contrario di me, tende a provare un forte imbarazzo, quando in un qualunque discorso, si finiscono per toccare note così dolenti. Riaprendo la bocca per parlare, Daniella è sul punto di porre lo stesso interrogativo anche a Taylor, ma giocando d’astuzia, riesco ad impedire che lo faccia. Anche se da allora è passato parecchio tempo, Taylor non ha affatto dimenticato quanto sia stato doloroso essere piantata in asso e lasciata da Hunter. Riuscendo ad evitare questo campo minato, propongo loro di ripassare per l’imminente interrogazione di storia dell’ora seguente. Con fare decisamente annoiato, accettano la mia proposta, non evitando di lamentarsi. Ad ogni modo, utilizzando la dialettica, riesco a convincerle, ponendo fine alla loro pigrizia. Con la fine dell’intervallo, le lezioni riprendono, con la stessa fluidità di ogni giorno. Difatti, le noiose e pesanti di ore di storia, seguite da una stimolante lezione di biologia, sembrano volare. Per far sì che il tempo passato fra le mura scolastiche, scorra più in fretta, già da tempo ho preso l’abitudine di concentrarmi su pensieri che mi rendano felice, pur senza distrarmi dai miei doveri scolastici. La campanella dell’ultima ora di scuola, decreta la fine della giornata. Con molta gentilezza, Blake si offre di riaccompagnare a casa sia me che Jennifer, ma quest’ultima rifiuta, asserendo di avere altri piani. Stringendosi nelle spalle, Blake aspetta che io salga in auto, per poi accendere il motore e dare inizio al viaggio di ritorno verso casa. Una volta arrivata, scendo dall’auto, ringraziando Blake del gentile gesto, e mi avvio verso la porta di casa. Notando che ho qualche problema ad aprirla, Blake mi si avvicina, decidendo spontaneamente di darmi una mano. Difatti, è proprio lui ad inserire la chiave nella serratura, e conseguentemente aprire la porta. A quel punto, Blake ed io entriamo in casa quasi contemporaneamente, e lui, notando il tombale silenzio che vi aleggia, si volta a guardarmi, meravigliandosi della cosa. “I miei genitori lavorano, e Jennifer è uscita con qualche amica” lo rassicuro, vedendolo spaesato. “Ora capisco il perchè del silenzio.” risponde lui, terminando la frase con un sorriso. Dopo qualche istante, lo invito ad accomodarsi. “Torno subito.” Lo avviso, dirigendomi verso la mia stanza, così da rimettere a posto lo zaino e la giacca che porto. Subito dopo, mi riavvicino alla porta della mia camera, e afferrandone la maniglia per riaprirla e uscirne, mi ritrovo Blake davanti. “Perchè mi hai seguita?” gli chiedo, con una vena di imbarazzo nella voce. “Chelsea, mi lasci entrare? C’è qualcosa che devo dirti.” rispose lui, mantenendo la calma. Rimanendo in silenzio, mi limito ad annuire, dopodichè lo invito a continuare. “Chelsea, ci frequentiamo da quasi un anno, e sai bene che ti amo, perciò ora chiudi gli occhi.” disse lui, con voce dolce. Obbedii senza porre domande, e mi sentii stringere in un abbraccio. “Bene, ora riapri gli occhi e va a specchiarti.” Continuò Blake, con lo stesso tono. Di nuovo, feci ciò che mi era stato chiesto, e rimasi di stucco nel vedere la mia immagine riflessa nello specchio della mia stanza. Notai infatti, che Blake mi aveva fatto chiudere gli occhi al solo scopo di mettermi al collo un meraviglioso ciondolo. Una catenina argentata, sorreggeva questo piccolo gioiello a forma di diamante. “É bellissimo!” commentai, guardando Blake negli occhi. “Sono contento che ti piaccia.” rispose, con le labbra dischiuse in un luminoso sorriso. Quel regalo, assieme a tutte le piccole attenzioni che mi dedicava, mi fecero capire che tipo di persona fosse Blake. Contrariamente a quanto affermava mia madre, era un ragazzo dolce, simpatico gentile e premuroso. Mi concessi qualche istante per guardarlo negli occhi, prima di sdraiarmi sul mio letto, sfinita dalla pesante giornata scolastica appena passata. prendendomi di sorpresa, fece lo stesso, deponendo un tenero bacio sulle mie labbra. Accecata dai miei sentimenti per lui, lo baciai a mia volta. Dopo qualche secondo, passato a guardarmi negli occhi, Blake iniziò ad accarezzarmi il viso. “Sei bellissima.” Mi ripeteva. “Ti amo.” Gli risposi, senza staccare lo sguardo dai suoi bellissimi e lucenti occhi color miele. Distraendomi per un attimo, guardo fuori dalla finestra, accorgendomi che sulla città è appena calata la sera. Senza badare a tale insignificante dettaglio, Blake ed io continuammo a scambiarci tenerezze l’un l’altra, finendo per suggellare il nostro amore nella maniera più dolce possibile, ossia passando la nostra prima notte insieme. Una lunga e bellissima notte piena di magia, amore e passione, che arde come fiamma viva.

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