Creature della notte – CAPITOLO XII

Un nuovo ostacolo

Una nuova giornata primaverile sta per iniziare. Fra pochi minuti, avrò la dorata occasione di assistere allo spettacolo offertomi dall’aurora mattutina. Intanto, non riesco a staccare gli occhi dal terso, limpido e azzurro cielo. Il vento soffia dolcemente, facendo danzare miriadi di bianche e immacolate nuvole. Mentre osservo, con gli occhi colmi di meraviglia, il sole sorge, illuminandomi il viso. Volgendo lo sguardo al prato del mio giardino, noto con gioia che un piccolo, gracile ed esile fiore viene baciato dal sole, ergendosi, con il suo fine stelo, fra l’erba fresca e pregna di rugiada mattutina. Mia sorella Jennifer, si sveglia pochi minuti dopo di me, ma non possedendo la mia stessa sensibilità, ignora le meraviglie della natura che ci circonda. Oggi, ha inizio una nuova giornata scolastica, e il pensiero di incontrare le mie amiche e il mio ragazzo, mi rende felice. inoltre, stamattina la fatica di camminare fino a scuola mi viene risparmiata.  Difatti, mia madre apre la porta della mia stanza per venire a comunicarmi che Blake, il mio fidanzato, è passato a prendermi in auto. Mentre finisco di prepararmi per la scuola, la ringrazio dell’informazione, e al contempo penso a quanto sia dolce il gesto di Blake. Ha parcheggiato l’auto proprio di fronte a casa mia, per questo motivo, riesco a vederla non appena ne esco. Una bellissima Spider di un color nero lucente. Non appena mi vede, Blake mi saluta, e mi invita a salirci. Senza esitare, salgo in macchina, e aspetto che accenda il motore per accompagnarmi a scuola. Ovviamente, gli chiedo se anche Jennifer può venire con noi, e lui, data la sua naturale accondiscendenza, risponde che non c’è alcun problema. Per tutta la durata del viaggio, non riesco a staccare gli occhi da lui. Essendo troppo concentrata sui suoi capelli neri, e su quei bellissimi occhi color ambra che si ritrova, non mi accorgo neanche di essere giunta a destinazione. Ad ogni modo, seppur con qualche attimo di ritardo rispetto a lui e Jennifer, scendo dall’auto, varco il cancello scolastico, e mi dirigo subito verso la mia aula. È la prima ora di lezione della giornata, che passeremo studiando letteratura. La stessa, finisce per volare. Il tempo scorre al ritmo delle mie forti emozioni, che mi fanno quasi distaccare dalla realtà. I miei sogni ad occhi aperti, vengono interrotti ed infranti dalla Galdys, la quale, mi rimprovera per la mia disattenzione. “Qualcosa la turba, signorina?” chiede lei, con indolenza. “No, assolutamente no!” ho la sola forza di biascicare, quasi arrossendo in volto per via della vergogna provata. Per mia fortuna, la Galdys decide di ignorare il mio errore, riprendendo subito la lezione. Anche la seconda ora di questa giornata scolastica, passa senza più tornare indietro. Inevitabilmente, arriva l’intervallo, unico momento della giornata che posso passare a chiacchierare sia con Blake che con le mie amiche. Alzandomi dal mio posto, con la ferma intenzione di uscire dall’aula, noto che Taylor è seduta in un banco vuoto in fondo all’aula. Dall’espressione del suo viso, così triste e malinconica, capisco che c’è qualcosa che non va, così mi avvicino per parlarle. “Ciao Taylor! Qualcosa non va?” le chiedo. “Sto bene, sono solo un pò stanca. ”Risponde, tenendo gli occhi fissi sul suo quaderno di inglese. “Taylor, dai, prenditi una pausa, non ti facevo una secchiona!” scherzo, nel tentativo di farla sorridere. fortunatamente, la vedo scoppiare a ridere, e la imito senza neanche pensarci. “Il problema non è lo studio, Chelsea.” Mi dice, smorzando subito la sua stessa risata. “Allora cosa ti succede?” chiedo, stranita dalle sue parole.”Sono solo gelosa, ecco tutto.” “Gelosa? E di chi? Continuo subito dopo averla sentita pronunciare quelle parole. “Non prendertela, ma lo sono di te.” Risponde poi, con uno sguardo da cane bastonato. “E perché mai dovresti esserlo?” mi viene da chiederle. “Non capisci? Tu hai un fidanzato, una sorella, e dei genitori presenti, ed io no. I miei sono sempre fuori per lavoro e non li vedo mai. Sono sola al mondo.” Le sue ultime parole mi colpirono, proprio come una palla di neve in una giornata invernale. “Taylor! Non lo sapevo! Perché non me l’hai detto?” esclamai, esterrefatta. “Non volevo farti preoccupare.” Rispose, abbassando lo sguardo. “Cosa stai dicendo? Sei una delle mie migliori amiche. Il fatto che abbia un fidanzato, non mi allontanerà mai da te.” Le dissi, sforzandomi di rincuorarla. “Lo prometti?” mi chiede, con voce fievole. “Te lo prometto.” Le rispondo, abbracciandola. Dopo qualche secondo, Taylor ed io ci sciogliemmo dal nostro abbraccio, e la invitai a seguirmi. Uscimmo dall’aula insieme, e la potai subito a conoscere Blake. Loro due si salutarono amichevolmente, e notai con piacere che Taylor, invece di mostrarsi gelosa, apprezzava la sua compagnia. Trovavo l’intera faccenda positiva, ragion per cui, non potei fare a meno di sorridere. Pochi minuti dopo, il “melodioso” trillo della campanella, segnò l’inizio della quarta ora di lezione. Così, veloci come schegge, Taylor, Blake ed io ritornammo in classe. Ad aspettarci, c’era il signor Donovan, nominato sostituto della Harrison per le ultime due ore di scuola. Le stesse, passarono più velocemente del solito. Difatti, spesso le ultime ore di una giornata scolastica sono le più dure da affrontare, ma quelle odierne sembrano essere un’eccezione. A fine giornata, arriva inevitabilmente l’ora di tornare a casa. Con gentilezza, Blake si offre di riaccompagnarmi a casa, ma decido di rifiutare. Lui non si oppone alla mia decisione, salutandomi e avviandosi verso la sua auto. Intanto, mentre cammino, un pensiero inizia a ronzarmi in testa. Non riuscivo a capire la ragione dell’improvvisa assenza a scuola della Harrison. I miei compagni, l’avrebbero sicuramente creduta ammalata, o con qualche problema familiare da risolvere, ma io avevo un orribile presentimento. Quindi, giunsi alla conclusione che stesse tramando qualcosa contro di me. Tentai di non badare a tale pensiero, ma non ci riuscii. Poi, improvvisamente, a Jennifer venne un’idea. Propose di passare per il bosco sulla via del ritorno a casa. Stringendomi nelle spalle, accetto senza protestare, e così ci addentriamo nel bosco stesso. Fatti pochi passi, incontriamo Taylor. Stupita dalla sua presenza, le chiedo cosa stia facendo, pur non ottenendo risposta. “Scappate.” Dice, riferendosi sia a me che a Jennifer. “È qui.” Continua dopo qualche istante, visibilmente spaventata. “Che vuoi dire? Chi è qui?” chiedo, confusa ed impaziente. “La Harrison. Sento il suo odore, ora scappate!” ci prega. Noi non la ascoltiamo. Sia io che Jennifer abbiamo un solo scopo, ossia farla scomparire definitivamente. “Portaci da lei.” chiedo a Taylor. Lei stessa, si limita ad annuire, conducendoci proprio dove vogliamo. Non appena ci vede, la Harrison punta Taylor, e si prepara ad attaccarla, ma io riesco, grazie ai miei rapidissimi riflessi, a ferirla ad un braccio e atterrarla, evitando quindi, che si avvicini a Taylor. “Lasciala a me!” mi urla lei, avvicinandosi e provocando alla Harrison due profonde ferite al petto. Dopo averlo fatto, ignora le sue strazianti grida di dolore, costringendola a guardarla negli occhi. A quel punto, la Harrison la guarda con aria di sfida, e Taylor le mostra il suo ciondolo. Alla vista dello stesso, la Harrison sembra essere letteralmente inchiodata a terra, e noto che lentamente le forze iniziano ad abbandonarla. Poco dopo, riversa in una pozza del suo stesso sangue, giace sul terreno, ormai morta. A quella vista Taylor si inginocchia e le afferra un polso, graffiandolo poi con i suoi artigli. “Se n’è andata.” Dichiara dopo pochi istanti. Jennifer, non possiamo far altro che annuire. Dopodichè, dando un ultimo sguardo al cadavere di quella traditrice, tutte e tre usciamo dal bosco, dirette ognuna verso casa propria. Raggiunta la nostra, vi entriamo, e senza esitare, comunichiamo quasi all’unisono la notizia ai nostri genitori. “Complimenti, ragazze.” Dice nostro padre, in tono fiero. “Ora quella vampira non esiste più, ed è solo merito vostro e della vostra cara amica.” Aggiunge nostra madre, concludendo il discorso. Dopo qualche ora passata a suonare il piano, sono costretta a smettere, poiché la sera è calata, e la luce non è più sufficiente perché io possa leggere correttamente gli spartiti. Mentre mi avvio verso la mia stanza, sento che il mio cellulare inizia a squillare. Rispondendo alla telefonata, scopro che Blake ha organizzato una festa alla quale ha deciso di invitarmi. Ovviamente, non riesco a dirgli di no, finendo per accettare di buon grado. Appresa la notizia riguardante la festa, coro in camera a cercare un vestito adatto all’occasione. Con l’aiuto di mia madre, scelgo un bellissimo abito dorato, e delle strepitose scarpe in tinta. Dopodichè, chiedo a mio padre di accompagnarmi a casa di Blake, dove la festa avrà luogo, e lui accetta senza esitare. Appena arrivata, scendo dall’auto, e mi unisco a Taylor e Daniella. Una indossa un magnifico abito rosso, mentre l’altra ne ha scelto uno color smeraldo. Passo all’incirca una decina di minuti a chiacchierare con loro, dopodichè vengo raggiunta da Blake. Stasera è bellissimo. Indossa una giacca nera ed una camicia bianca, con una rosa all’occhiello della giacca stessa. È questione di un secondo, ed entrambi finiamo l’uno fra le braccia dell’altra. Poi, quasi completamente ignorando la presenza delle mie amiche, Blake mi bacia. “Sei bellissima stasera.” Mi sussurra all’orecchio subito dopo. Ascoltando le sue parole, mi sciolgo come neve al sole. Poco dopo, Blake ci invita ad entrare in casa. Reputo la sua idea di gran lunga migliore di quella di Taylor, che avrebbe preferito restare in giardino. Non appena entro, vengo accolta dai genitori di Blake. Per qualche strana ragione, a me sconosciuta, sua madre mi guarda con disprezzo. Poi, la sento chiedere a Blake di essere lasciata da sola con me. “Tu devi essere Chelsea, sbaglio?” chiede, dubbiosa. “Sono io.” Rispondo educatamente. “Ascolta, mi dispiace davvero dirtelo, ma non credo tu sia la ragazza giusta per mio figlio. Non sei alla sua altezza e lui non ti merita!” Mi disse, facendomi provare la peggior sensazione della mia vita. Sono davvero a terra. Le parole di quella donna mi hanno ferita, ma conservando la mia dignità, evito di risponderle, dandole le spalle e tornando in giardino. Una volta lì, lascio che le lacrime mi solchino il volto, senza il minimo sforzo di ricacciarle indietro. Vedendomi piangere, Blake mi si avvicina. “Chelsea! Che è successo?” Chiede preoccupato. “Tua madre ha ragione Blake, tu non mi meriti, forse qualche altra ragazza è quella giusta per te!” gli rispondo, senza riuscire a smettere di piangere. Poco dopo, Blake mi abbraccia, e mi chiede di guardarlo negli occhi, dicendo: ”Chelsea, ascoltami. Non importa quello dicono che i miei genitori. Io ti amo, e ti voglio nella mia vita!” A quelle parole, lo abbraccio forte stringendolo a me. Dopo qualche istante, ci baciamo. Anche io amo Blake, e sua madre, Blanca Gallaway, è un ostacolo ormai superato. Entrambi sappiamo che indipendentemente da quello che ci accadrà, nulla finirà per frapporsi fra noi e il nostro amore.

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