Creature della notte – CAPITOLO XI

I due volti dell’amore

Se n’è ormai andata un’altra settimana, e un nuovo giorno, è in procinto di iniziare. Qualche minuto passa lentamente, mentre io ho il piacere di assistere, dalla mia finestra al magnifico sorgere del sole. Lo stesso, illumina la mia stanza, impeccabilmente ordinata e pulita. Sfortunatamente, non sono riuscita a chiudere occhio per via dell’insopportabile dolore ai polsi, così, ho deciso di alzarmi davvero presto, secondo le mie abitudini di ragazza mattiniera. Dopo aver fatto colazione, decido di vestirmi, poiché il pigiama che ho indosso, sta davvero iniziando a rivelarsi scomodo. Così, apro l’armadio della mia stanza, e scelgo con cura i vestiti da indossare. Senza esitare, mi infilo una maglietta azzurra, un paio di jeans e delle scarpe da ginnastica bianche. In quel mentre, mi accorgo che le ferite sui miei polsi, non si sono ancora del tutto rimarginate. Quella vista, mi appare strana, tanto da rendermi incredula, e indurmi a scuotere la testa. Dopo qualche minuto passato a riflettere, capisco il perché di tutto ciò. Mi ero volutamente provocata quelle ferite, ragion per cui, ora apparivano ancora visibili. Sarebbero senza alcun dubbio guarite, ma ciò avrebbe richiesto un più lungo lasso di tempo. Come tutti i giorni, mi sono preparata per andare a scuola. Mentre camminavo per raggiungerla, ho incontrato Blake, e ci siamo subito salutati. Per paura e vergogna, ho fatto in modo che non scoprisse le mie ferite, e difatti, sono riuscita a tenerle nascoste, seppur solo per poco tempo. Mentre gli parlavo, durante l’intervallo, ho inevitabilmente iniziato a gesticolare, e così lui si è accorto di tutto. Quindi, qualche minuto più tardi, si è offerto di accompagnarmi in infermeria, dove mi ha accuratamente medicato e bendato i polsi. Sorridendo, l’ho ringraziato, e ho passato il resto dell’intervallo assieme a Taylor. Stamattina, porta i capelli raccolti in una lunga treccia, e perciò le faccio i complimenti, ma in realtà, è un altro particolare a colpirmi. Difatti, porta al collo uno splendido rubino cuoriforme rosso e nero. “Bel ciondolo.” Mi complimento, regalandole un sorriso. “Grazie.”risponde lei, sfiorandolo con le dita. “Ad ogni modo, devi sapere una cosa.” Continua lei, facendosi improvvisamente seria. Guardandola negli occhi, non proferisco parola, aspettando che riprenda a parlare. “Questo non è un gioiello come gli altri. È il Rubino Notturno, pietra preziosissima e sacra per i vampiri del mio ordine.” Afferma lei, con serietà inaudita. “È davvero bellissimo.” Le rispondo, continuando a guardarla. A quel punto, Taylor sorride e mi saluta. Sembra avere fretta, ma alla stessa c’è un motivo. deve, come mi dice dopo qualche istante, andare a ripassare per l’interrogazione della Galdys. Comprendendo le sue ragioni, decido di non trattenerla, salutandola con un rapido gesto della mano. Dopo averlo fatto, in anticipo sulla campanella, mi reco in classe, dove trovo Blake, seduto al suo posto, in perfetto silenzio. a prima vista, mi sembra nervoso, così decido di avvicinarmi, nel tentativo di scoprire che cosa lo turbi. “Blake, stai bene?” gli chiedo, guardandolo. “Mai stato meglio.” Risponde lui, senza staccare gli occhi dal suo quaderno zeppo di appunti. “Non si direbbe.” Cinguettò io, intuendo che mente. “Non ti sfugge nulla, vero?” risponde lui, alzando lo sguardo. “Mi hai scoperto. Crossley mi ha convocato, e finirò nel Tribunale delle Creature.” “Cosa?” esclamo io, non riuscendo a credere a ciò che ho appena sentito. “È la verità, Chelsea, mi sono messo nei guai parecchie volte, e stavolta verrò processato.” Disse, abbassando di nuovo lo sguardo, con aria triste. “Ti aiuterò io.” Dico, cercando di confortarlo. “Lo faresti davvero? Grazie Chelsea!” conclude lui, abbracciandomi. Io gli sorrisi, andando a sedermi accanto a lui, in attesa dell’inizio della lezione di italiano. Dopo circa una decina di minuti, la campanella suonò emettendo un trillo acuto e assordante. Subito dopo, vidi la professoressa Galdys salire in cattedra, e aprire il suo polveroso e pesante libro di testo, che lei considerava una lettura leggera. La lezione andò avanti per due, ma ad un tratto venne interrotta dall’arrivo del signor Sanders, entrato in aula solo per comunicare ad Hunter di essere stato, per la seconda volta, nell’ufficio del preside. Dopodichè, quasi come se stessi seguendo un copione, iniziai a fingere un acuto mal di testa, che si rivelò convincente, regalandomi un’opportunità per uscire dalla classe. Per la seconda volta quindi, mi diressi verso l’ufficio del preside Crossley, avvicinandomi poi alla porta, nel tentativo di ascoltare la conversazione fra lui e Hunter. “Signor Martinez!” A quanto pare ci rincontriamo!” sibilò il preside, stavolta acido. “Signor Crossley, so già dove vuole arrivare, e la mia risposta è no. Daniella è troppo importante per me, e il nostro rapporto non può logorarsi a causa sua. Disse Hunter, visibilmente iroso. “Faccia come crede, signor Martinez, ma sappia che la pagherà cara.” Ribatté il preside. A quel punto, sento la porta aprirsi con uno scatto, e decido, in tutta fretta di allontanarmi. Uscendo dall’ufficio del preside, Hunter mi nota, e chiede:”Perché sei di nuovo qui?” “Non volevo che finissi nei guai, così ti ho seguito.” Risposi, avviandomi verso la classe. “Chelsea, aspetta!” urla Hunter, ad una trentina di metri da me. Con una reazione quasi immediata, mi fermo, iniziando a guardarlo negli occhi. “Grazie.” Disse, avvicinandosi a me. Dopo quelle parole, iniziò a camminare accanto a me, diretto verso la nostra aula. Quando tornai a casa, dopo la fine dell’ultima ora di lezione, fui accolta in casa  da Jennifer, la quale, felice di rivedermi, disse:” Ciao Chelsea! Com’è andata?” non risposi, decidendo di ignorarla.  Stanno accadendo troppe cose a scuola, e malgrado Jennifer sia l’unica persona con cui parlarne, esclusi i nostri genitori, decido di non farlo. Anche solo tentare, significherebbe venir tempestata di domande, e dopo ciò che è successo sia ad Hunter che a Blake, le discussioni sono l’ultimo dei miei pensieri. Volevo assolutamente evitare di parlarne, ma sapevo di non poter tacere a lungo. Difatti, dopo aver raccolto il mio coraggio, parlandone con mia madre. La trovai nel salotto di casa, intenta a leggere. Schiarendomi la gola, la distrassi dalla sua lettura. “Dobbiamo parlare.” le dissi, on tono serio. “Ti sto ascoltando.” Rispose mia madre alzando il suo gelido e penetrante sguardo. “Si tratta di Blake. Verrà processato in tribunale, e mi ha chiesto di aiutarlo.” “Cosa pensi di fare?” chiese mia madre, incapace di nascondere i suoi dubbi riguardo quanto sarebbe potuto accadere. “Non lo so, ma gli farò da testimone.” Le risposi convinta. “Chelsea, so che lo ami, ma potrebbe essere rischioso, fa attenzione.” Dopo averla ascoltata parlare, annuii. Pochi istanti dopo, un ricordo riaffiorò nella mia mente. Grazie allo stesso, compresi che l’unico modo di raggiungere il Tribunale delle Creature, è varcare una porta presente nella cantina della casa di ogni vampiro. Così, senza alcuna esitazione, corsi in cantina e iniziai a cercarla. Dopo qualche minuto di ricerche, ne trovai una che non avevo mai visto prima. Era una porta lignea e imponente con sopra una strana incisione. Ad ogni modo, l’istinto mi diceva che era quella giusta. Così, decisi, dopo una leggera esitazione, di entrarvi. Dopo averlo fatto, mi ritrovai all’interno di un enorme sala, dove ebbi subito modo di incrociare lo sguardo di Blake. Sembrava davvero spaventato, e mi fece segno di avvicinami. Non persi tempo, iniziando subito a camminare verso di lui. Con tre falcate, gli fui accanto.”Sei venuta!” esclamò, guardandomi con aria felice. “Te l’avevo promesso , ricordi?” gli dissi io, sorridendogli. Blake sorrise a sua volta. “Perché ti hanno convocato?” gli chiesi. “Vedi quella teca? Al suo interno era custodito il Diamante Cremisi, gioiello prezioso e dal valore inestimabile. La giuria crede che io non abbia il cuore puro, e che quindi l’abbia rubato. Non è colpa mia, aiutami.” Mi supplicò Blake. “Non preoccuparti, andrà tutto bene. Lo rassicurai, standogli vicina. Dopo qualche minuto, il giudice fece il suo ingresso in aula, e in tono austero e perentorio, dichiarò:”Il qui presente Blake Gallaway è accusato del furto del preziosissimo Diamante Cremisi, ma prima della condanna, ascolteremo insieme la testimonianza di Chelsea Hale.” Facendo qualche passo in avanti, mi allontanai leggermente da Blake e mi schiarii la voce. Dopodichè, con una vena di paura nel volto e nel cuore, dissi: ”Signori della giuria, Blake Gallaway è accusato di un ignobile gesto, ma io posso dimostrare che è innocente. Voi tutti lo ritenete un vampiro impuro di cuore, ma se lo fosse davvero, farebbe questo?” conclusi riavvicinandomi a lui. Proprio in quel momento, il mio cuore iniziò a battere come mai prima d’ora, e fu lì che Blake ed io ci scambiammo il nostro primo bacio. L’intera giuria era esterrefatta e incapace di proferire parola.  Tuttavia, quel silenzio mi rendeva nervosa. Ogni singolo membro della giuria, mi fissava con sguardo malevolo. Senza neanche rendermene conto, iniziai a tremare. La mia  paura svanì quando il giudice in persona, guardandomi negli occhi, disse: ”Signorina Hale, ci ha convinti. Un vampiro dal cuore puro non si renderebbe mai colpevole di tale gesto,  e le sue prove sono più che convincenti. Dopo quelle parole, il giudice dichiarò la fine del processo, e sia io che Blake fummo liberi di andarcene. In quel preciso istante, la mia felicità era indescrivibile. Ero appena riuscita a convincere la giuria dell’innocenza di Blake, ed entrambi avevamo confessato i nostri sentimenti l’uno all’altra.Più tardi, al calar della sera, giunsi ad un’importantissima conclusione. L’amore ha due volti, quello che si mostra quando si è innamorati, ma troppo insicuri o orgogliosi per ammetterlo, e quello che si mostra quando si impara a non soffocare né inibire i propri sentimenti. È qualcosa che io e Blake abbiamo reciprocamente fatto per lungo tempo, scegliendo, alla fine, di cedere alla forza del nostro amore.

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