Creature della notte – CAPITOLO X

Amori proibiti

Il buio e il silenzio, regnano nella notte, in una diarchia benevola e senza contraddizioni. La quiete, tagliente come un pezzo di vetro, è disturbata dall’ululare dei lupi. Io, mera spettatrice, rimango in ascolto, in attesa di percepire qualche cambiamento. Con grande sorpresa, notò che gli ululati cessano, venendo sostituito da un unico e forte suono, al mio udito vagamente simile ad un pianto. Immobile come una statua, guardo fuori dalla mia finestra, vedendo che uno dei lupi che ho sentito, è proprio sotto di essa. Guardando meglio, capisco che si tratta di Hunter. Mi fissa per pochi istanti, per poi distogliere lo sguardo e mugolare come se cercasse aiuto. “Hunter?” lo chiamo, dubbiosa. Sentendomi pronunciare il suo nome, agita la coda. A quella scena, sorrido, e mi basta un cenno della mano, perché capisca quello che ho da dirgli. Senza perdere tempo, esco dalla mia stanza, raggiungo la porta di casa, e la apro, trovandolo lì ad aspettarmi. Con un rapido gesto del braccio, lo invito ad entrare, e subito dopo, lo conduco in camera mia. Una volta lì, ancora sotto forma di lupo, Hunter si scrolla la pioggia dal pelo. Dopo averlo fatto, torna alla sua forma umana. In tutta calma si siede sul mio letto, ed io decido di imitarlo. “Cosa c’è? Perché ululavi?” gli chiesi, tenendo basso il tono di voce. “Mi sento in colpa.” Rispose lui, evitando di guardarmi. “In colpa?” Per cosa?” continuai io, confusa. “Per quel che ho fatto.” Rispose, con un nodo in gola. “So che non sei stata tu ad uccidere mia madre, e inoltre, io non amo Taylor.” Disse infine. “Come?” esclamai incredula. “È così. Io non amo Taylor, il mio cuore appartiene a Daniella!” disse poi. Non appena finì la frase, potei percepire l’accelerazione del suo battito cardiaco, segno che provava davvero dei forti sentimenti. “Non so davvero come dirglielo. Dopo quel che le ho fatto a scuola mi odierà!” disse, sforzandosi di non piangere. Nel tentativo di confortarlo, lo guardai e gli dissi:”Hunter, sta calmo, Daniella non ti odia, anche lei è innamorata di te. Alle mie parole, Hunter sorrise. “Grazie Chelsea, sei una vera amica. Disse infine. Dopo quelle parole, si lasciò ricondurre alla porta di casa, mi salutò, e trasformatosi in lupo, corse verso il bosco. Non potei fare a meno di sorridere mentre lentamente, richiudevo la porta. Dopo averlo fatto, mi diressi verso la mia stanza, e una volta entrata, mi misi subito sotto le coperte. Mi addormentai velocemente, cullata dal rilassante scrosciare della pioggia primaverile. Lentamente poi, un nuovo giorno inizia, e come di consueto, Jennifer ed io siamo in piedi di buon’ora. Pronte per andare a scuola. Lungo la strada, incontro per la seconda volta Blake, che stavolta mi saluta stringendomi in un abbraccio. D’improvviso, mi accorgo che il mio cuore batte all’impazzata, arrivando quasi a martellarmi nel petto. Cerco di ignorarlo, ma diventa progressivamente più difficile. Arrivati in classe, troviamo in cattedra la professoressa Harrison. La cosa, appare strana a tutti noi, poiché oggi non abbiamo alcuna  lezione di storia da seguire. La professoressa, notando il nostro stupore, ebbe cura di chiarire le idee a tutti noi, affermando che si trovava in classe poiché era stata incaricata di sostituire la Galdys, nostra insegnante di lettere. Quasi contemporaneamente, tutti noi ci stringemmo nelle spalle, andando ad occupare i nostri posti. La giornata trascorre veloce. Sono troppo impegnata a prendere appunti e leggere le note sul libro di testo, per accorgermi del tempo che passa. Proprio mentre riassumo il capitolo di letteratura appena assegnato, noto che Daniella ha in mano un foglio di carta ripiegato. È un classico bigliettino. Guardandola, le chiedo di chi sia, ma lei risponde di non sapere chi l’ha scritto, asserendo solo che è per me. Curiosa, aspetto che Daniella lo posi sul mio banco, per poi aprirlo e leggerne mentalmente il contenuto. Quel biglietto, di cui ancora non conoscevo l’autore, diceva:”Io e te dobbiamo parlare, ci vediamo dopo la campanella.” Dopo averlo letto, lo richiusi accuratamente, infilandolo nel mio astuccio, in modo che la Harrison non potesse scoprirlo. Se fosse accaduto, lo avrebbe sicuramente riposto nel cassetto appena sotto la cattedra, e una volta lì non avrei più avuto modo di recuperarlo. Quando la Harrison si muove nell’aula, è capace di falcate e scatti incredibili, ecco perché nessuno di noi ha mai avuto la meglio su di lei e sulla rapidità dei suoi movimenti. Ad ogni modo, al suono della campanella che segnava l’inizio dell’intervallo, mi mossi quasi meccanicamente, seguendo le istruzioni riportate sul biglietto ricevuto qualche ora prima. Mentre camminavo per uno degli ampi corridoi scolastici, incontrai Taylor. Aveva dipinta in volto un’espressione davvero triste. “Cosa ti è successo?” le chiesi, in pena per lei. “Hunter mi ha lasciata.” Rispose, asciugando con un fazzoletto, una lacrima che spontaneamente le solcava il volto. “Mi dispiace.” Le dissi, cingendole un braccio intorno alle spalle, e accompagnandola nel bagno della scuola, così che avesse modo di darsi una rinfrescata. Taylor apprezzò il mio gesto, decidendo di sciacquarsi il viso, in modo che gli altri non potessero notare che aveva pianto. Qualche minuto dopo, uscimmo entrambe dal bagno, e lì la salutai, tornando a camminare per il corridoio. Fatti pochi passi, mi imbattei in Blake. “Ciao! Hai ricevuto il biglietto?” mi chiese, con il volto illuminato da un sorriso. “Si.” L’hai scritto tu?” trovai il coraggio di chiedere, con il cuore che intanto, batteva al ritmo dei miei forti ma confusi sentimenti. “In persona. Ma ora ho qualcosa da dirti.” Confessò. “Cosa?” chiesi, avvicinandomi a lui. “Sono un vampiro, Chelsea, io e te facciamo parte dello stesso ordine.” Disse, aspettando una mia risposta. Le sue parole, mi avevano colta di sorpresa, e conseguentemente ammutolita. “Blake, non so cosa dire.” Biascicai. “Non devi dirmi nulla, fa solo in modo che gli umani non lo sappiano, d’accordo?” rispose, in tono serio ma pacato. Mi limitai ad annuire, e dopodichè salutarlo. In quel momento, sentii di nuovo il suono nasale della campanella, segno che l’intervallo era finito, e che era ora di tornare in classe. Così, a passo svelto mi incamminai, varcando la porta dell’aula quasi in contemporanea con Blake. Entrambi, avemmo appena il tempo di sederci ai nostri posti, pronti a seguire la lezione di biologia, che subito la porta dell’aula si aprì, interrompendola bruscamente. Hunter era appena stato convocato nell’ufficio del preside Crossley. Con una vena di riluttanza nei movimenti, ma senza protesta alcuna, Hunter lasciò il suo posto, uscendo dall’aula per recarsi nell’ufficio del preside. Non appena Hunter uscì dalla classe, avvertii la Harrison di un mio leggero mal di pancia. A quella notizia, la professoressa mi diede il permesso di lasciare la classe. Così, ne uscii camminando lentamente. Una volta fuori, mi diressi verso l’ufficio del preside, trovandone la porta chiusa. Non penso avrei dovuto farlo, ma ad ogni modo, appoggiai la schiena contro il muro, e rimasi in silenzio. Malgrado la porta chiusa, riuscii comunque ad ascoltare la conversazione che Hunter e il preside stavano avendo. “Buongiorno signor Martinez.” Esordì il preside in tono austero. “Buongiorno signor preside.” Rispose educatamente Hunter. “Sa, mi è giunta all’orecchio una voce riguardante una sua sospetta relazione con la signorina Clark, corrisponde forse a verità?” chiese il preside. Prima di rispondere, Hunter deglutì, dopodichè disse:” Si, io e Daniella siamo fidanzati.” “Signor Martinez, apprezzo la sua sincerità, ma mi duole dirle che come membro del Consiglio delle Creature, tale relazione non è accettata. Chiarì il signor Crossley, terminando la frase con un paio di sonori colpi di tosse. Mi aspettavo che Hunter reagisse, e che desse una qualunque risposta al preside, ma invece, si limitò ad annuire, asserendo che aveva ragione. Qualche istante più tardi, sentii la porta aprirsi con uno scatto, e decisi di nascondermi dietro il muro. Per mia sfortuna, Hunter riuscì a vedermi, così mi chiese:” Cosa ci fai qui? Che cosa hai sentito?” “Ho sentito ogni parola, e mi dispiace.” Risposi, con una nota di reale e genuino dispiacere nella voce. “Va tutto bene, ti perdono. L’hai fatto in buona fede no?” mi chiese Hunter. “Si, ma credimi non era mia intenzione origliare.” Risposi, cercando di mostrarmi convincente. “Ora hai lanciato il sasso e non puoi nascondere la mano.” Disse Hunter, in tono scherzoso. Quasi automaticamente, mi lasciai sfuggire una risatina. Mettendo successivamente da parte il mio gesto, Hunter ed io ci recammo in classe assieme. Alla fine delle lezioni, quando fu ora di tornare a casa, salutai i miei amici, e unendomi a Jennifer, cominciai il mio ritorno verso casa. Fra un passo e l’altro, ebbi comunque modo di chiacchierare con Blake, il quale, percorreva la mia stessa strada. Ebbi inoltre occasione di scoprire che Blake abita a tre case di distanza dalla nostra, e ciò non può che rivelarsi positivo, vista l’amicizia che ci lega. Tornata a casa, che si era riempita delle dolci note del pianoforte, raccontai a mia madre del rapporto fra me e Blake. “Penso davvero di amarlo.”Le dissi. Sorprendentemente, le mie parole irritarono mia madre, la quale, subito dopo rispose:”Sei per caso impazzita? Hai un’idea di quante volte si sia messo nei guai con il Consiglio?” “No. Ma in ogni caso, fa tutto parte del suo passato.” Risposi energica. “Io lo amo, e tu non sei nessuno per giudicare l’amore!” aggiunsi infine, sbattendo la porta della mia stanza. Una volta entrata, tentai di soffocare il mio dolore ascoltando della musica, ma quando mi accorsi che questo metodo non stava funzionando come avrei voluto, decisi subito di smettere. Pochi istanti dopo, lancinante dolore emotivo che provavo, mi spinse a compiere un gesto orribile. Mi diressi in cucina, dove trovai un paio di forbici, e una volta tornata incamera mia, mi sedetti in terra appoggiando la schiena contro il muro. Ero devastata. Non avrei voluto farlo, ma in quel momento, il dolore si era impossessato di me, portandomi a non rispondere più delle mie azioni. Così, in un mero e disperato tentativo di sollievo dal dolore, iniziai a tagliarmi. Mi provocai delle piccole ferite sui polsi, rimanendo ferma a guardare il mio sangue sgorgare dalle stesse. Poco dopo, iniziai a piangere, e il sangue si mischiò alle mie amare lacrime. Quella sera, mi rimproverai per essere stata capace di innamorarmi di qualcuno come Blake. Sia il preside che i miei genitori, affermano che sia una cattiva compagnia, ma io non intendo ascoltarli. Al momento, ho solo una certezza. Quello mio e di Blake, è un amore proibito.

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