Creature della notte – CAPITOLO VIII

Realtà inaspettate

Per l’ennesima volta, il buio della notte è stato sconfitto dalla luce del sole, che ora splende alto nel cielo. È di nuovo mattina, ciò significa che un nuovo giorno di scuola è in procinto di iniziare. Come di consueto, quindi, Jennifer ed io ci alziamo e ci prepariamo ad affrontarlo. Mentre camminiamo per raggiungere la scuola, non posso, in maniera alcuna, smettere di pensare a quel che è accaduto la notte scorsa. Mia madre, infatti, non smette di ripetere di essere davvero orgogliosa di me. Dice ce non dimenticherà mai la forza, il coraggio e la determinazione che ho saputo mostrare in quel momento. Dal canto mio, so che non finirò mai di ringraziarla per ciò che ha fatto quella notte. Difatti, se non fosse stato per il suo tempestivo intervento, sono quasi sicura che la Harrison avrebbe compiuto la sua vendetta, uccidendomi. Contrariamente a tutto ciò, oggi sono ancora qui, a rimembrare le gesta di mia madre. Vista la situazione attuale, non ho molte occasioni di dirle che le voglio bene, poiché le nostre conversazioni sono quasi sempre basate sul mondo dei vampiri, o in ogni caso, su quello delle creature magiche. Con il trambusto creato da questi pensieri ancora nella mia mente, continuo a camminare verso la mia destinazione. Una volta arrivata a scuola, inizio subito a cercare la mia classe. Dopo pochi passi, la riconosco, apro lentamente la porta, ed entro. Il cigolio della stessa mi fa rabbrividire, e ho così paura da non poter evitare di guardarmi attorno prima di richiuderla alle mie spalle. Nel fare ciò, tengo gli occhi bassi, e quando rialzo lo sguardo, mi rendo conto di essere completamente sola. Tale scoperta non ha effetto su di me, poiché guardando per qualche istante il mio cellulare, capisco che manca ancora del tempo prima dell’inizio delle lezioni. Ignorando completamente la cosa, mi siedo al mio posto, disponendo sul banco i libri che mi servono. Poi, afferrando il mio libro di letteratura, inizio a leggere. Quest’attività, così silenziosa e rilassante, mi aiuta ad estraniarmi dal mondo, aiutandomi a dimenticare ogni problema. In classe non c’è nessuno oltre a me, ragion per cui, nella stanza regna il silenzio, rotto solo dal rumore delle pagine che vengono sfogliate. Dopo circa una ventina di minuti, la mia lettura viene interrotta dal suono della porta dell’aula che lentamente si apre. Abituata al silenzio che mi circondava, quell’innocuo cigolio basta a farmi letteralmente sobbalzare. Ad averla aperta, non era stata altri che Daniella, seguita a ruota da un gruppo di altre compagne di classe. Fra queste, c’era anche Jennifer, che subito si scostò per cedere il posto accanto a me a Daniella. Quest’ultima, mi salutò non appena mi vide, mostrandomi un ampio ed immacolato sorriso. Subito dopo, mi sedette accanto, e mi disse:” Vedo che stai leggendo, scusa se ti disturbo, hai per caso visto Hunter?” “Non stamattina.” Le risposi, scuotendo la testa. Dopo averle risposto, iniziai ad interrogarmi sull’origine della sua domanda. Ad essere sincera, trovavo alquanto strano il suo comportamento. In fondo, ogni volta che Hunter era nei paraggi, non faceva altro che difendermi da lui, mentre ora si preoccupava. Avevo intuito la sua preoccupazione dal modo in cui parlava. Mentre lo faceva, non aveva modo di accorgersi chela voce le tremava, e questo era uno dei più chiari segni che avesse mai mostrato. Dopo aver ascoltato la mia risposta, Daniella tornò a sedersi accanto a me, e notai che continuava a fissare la porta dell’aula con insistenza. Non capivo il perché di tale comportamento, né osavo chiederglielo, poiché temevo di innervosirla o imbarazzarla. Poco dopo, la porta si aprì, e vidi la Harrison entrare in classe, seguita da una ragazza con i capelli color caramello. “Buongiorno ragazzi, questa è Taylor.” “È appena arrivata, siate gentili.” Cinguettò la Harrison, in tono amichevole. Lei stessa, era di un altro stampo, ed io lo sapevo bene, motivo per cui quel tono tanto gentile mi dava letteralmente il disgusto. Chiamando Taylor per nome, le indicai il posto vuoto accanto a Daniella e me, dopodichè, sorridendo, Taylor decise di sedersi accanto a noi due. Le mostrai un sorriso a mia volta, tendendole la mano perché me la stringesse. dopo averlo fatto, mi chiese come mi chiamassi. “Io sono Chelsea.” Risposi guardandola. “Taylor.” Rispose lei a sua volta, regalandomi un luminoso sorriso. Passai il resto dell’ora a chiacchierare con lei. Discutemmo dei nostri passatempi, e ridemmo l’una alle battute dell’altra. Fra una chiacchiera e l’altra, ho scoperto che Taylor ed io siamo incredibilmente simili. Difatti, entrambe amiamo suonare il piano, andiamo bene a scuola, e detestiamo la Harrison. Quest’ultima, si è puntualmente presentata in aula per la nostra penultima odierna ora di lezione. Appena è arrivata, ha annunciato, rivolgendosi all’intera classe, che io e lei dovevamo parlare in privato. Così, senza discutere la seguii lentamente fuori dall’aula. Quando finalmente uscimmo, la guardai e le dissi:”Cosa ci fai qui? Credevo che mia madre ti avesse finalmente ucciso!” “Sciocca ragazzina, ricordi la pozza di sangue in cui ero riversa?” mi chiese, in tono sprezzante. “Si.” Risposi a muso duro. “Bene, non era mio.” Asserì lei, con una calma mostruosa. “Forse non lo sai, ma era sangue di volpe, ecco perché sono sopravvissuta.” Affermò infine, coronando quell’affermazione con un sarcastico e acido risolino. Dopo aver finito di parlare, si tolse il foulard che portava, mostrando la ferita provocatale da mia madre, ormai perfettamente cicatrizzata. Non sapendo cosa dire, mi limitai a fissarla con occhi pieni di rabbia e odio. “Avrai presto mie notizie.” Le sussurrai, ancora in collera. Dopodichè, aprii lentamente la porta dell’aula, e tornare a sedere al mio posto. Dopo quanto era accaduto, concentrarmi sulla lezione di storia risultava essere un compito davvero arduo, se non improponibile. Ad  ogni modo, decisi di provarci, seppur fallendo miseramente. Facendo del mio meglio per evitare gli sguardi della Harrison, posai il mio sul libro di testo, iniziando a leggere il capitolo assegnato e prendendo appunti. In quel momento, perfino la mia scrittura lasciava trasparire i miei sentimenti. Alle innumerevoli domande dei miei compagni, davo ogni volta la stessa risposta. Lasciavo loro intendere di essere semplicemente nervosa, quando in realtà, nella mia mente c’era ben altro. Non sono affatto una persona collerica, ma la stessa in quel momento mi accecava, al punto da non permettermi di distrarmi. Il pensiero della Harrison ancora viva, nonostante quanto era accaduto, era il seme, e la mia rabbia aveva agito da fertilizzante, facendo sì che quell’odioso pensiero mettesse radici nella mia mente, senza più possibilità di essere rimosso in maniera alcuna. Poco dopo, il ridondante suono della campanella, mi distrasse da quel negativo pensiero. Alzando per un attimo lo sguardo dal mio libro di storia, vidi il signor Donovan entrare in classe e prendere posto in cattedra. Si sedette per il tempo necessario a fare l’appello, dopodichè lo vidi alzarsi, e assieme agli altri lo seguimmo in cortile. Una volta lì, Daniella e Jennifer mi seguirono, e le condussi in un angolo dell’ampio e arioso cortile, posto perfetto per parlare senza essere distratte dagli altri compagni. Discussi animatamente con loro per una quindicina di minuti, allo scadere dei quali, Hunter si avvicinò a noi. L’espressione del suo volto non era delle migliori. Aveva gli occhi gonfi, come se avesse pianto, ma camminava con un’aria di stizza. Notandolo, Daniella fece qualche passo verso di lui. “Va tutto bene?” gli chiese, con voce dolce. Quasi urtato dalle sue parole, Hunter alzò lo sguardo, puntandolo sui suoi occhi. “Che ti succede?” Chiesi io, guardandolo. Dopo aver sentito le mie parole, Hunter mi si avvicinò. “Non sono affari tuoi.” Mi disse. Visto il tono che aveva utilizzato nel rispondermi, Daniella tentò di difendermi. “Non ha fatto nulla di male!” intervenne. “Stai zitta!” Urlò Hunter, colpendo Daniella così violentemente, da farla cadere. Poco dopo, quasi senza curarsi del suo gesto, Hunter ci diede le spalle, allontanandosi. Qualche istante più tardi, il mio sguardo cadde su Daniella, ancora stesa sul cemento. Guardandola, notai che era priva di sensi. Così, senza esitare, chiesi a Jennifer di aiutarmi. Con un rapido cenno del capo, Jennifer annuì, andando subito ad avvertire il signor Donovan dell’accaduto. Lo stesso, ci ordinò di restare con Daniella finchè non si fosse ripresa, dopodichè si allontanò. In circostanze normali, non avrei mai osato disubbidire al signor Donovan, ma sapevo di dover fare qualcosa. Quindi, grazie all’aiuto di Jennifer, portai subito Daniella in infermeria. Dopo circa mezz’ora, Daniella rinvenne. “Che è successo?” mi chiese, confusa.” “Sei solo svenuta durante la partita di pallavolo.” Mentii. Sorprendentemente il suo primo pensiero andò a Hunter. Dopo ciò che le era successo, voleva sapere dove fosse. Le risposi che era in cortile, offrendomi di riaccompagnarcela. Senza esitare, Daniella accettò, lasciandosi guidare da me, quando arrivammo in cortile, Daniella si mise subito a cercare Hunter. Non la fermai, né cercai di trattenerla. Mentre la guardavo allontanarsi, mi lasciai sfuggire un sorriso. Dai suoi comportamenti così goffi e distratti, avevo capito che si era innamorata di lui. Inizialmente, non l’avrei mai detto, ma ora sapevo che la realtà era un’altra.

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