Creature della notte -CAPITOLO VII

Verità nascoste

Da ormai qualche ora, il sole è calato, nascondendosi dietro i monti e scomparendo dalla mia vista. In questo giornaliero rituale, neanche un rumore. Solo silenzio. lo stesso, sembra intensificarsi con l’arrivo della notte, che tinge di nero il cielo, punteggiandolo di sfavillanti stelle e lucenti astri. A questo spettacolo, a cui ho l’immenso piacere di assistere, manca l’attrice principale. La maestosa luna. La sua assenza nel cielo notturno, mi rende triste, quasi malinconica. Così, mentre osservo il brillare delle stelle, molteplici pensieri iniziano a ronzarmi in testa come uno sciame di insetti. Mi tornano in mente il diverbio avuto con Hunter, e l’inaspettato incontro con la Harrison. Sono eventi dal significato a me ancora oscuro, difatti non riesco a dare un senso al rancore che lei e Hunter serbano nei miei confronti. Non riuscendo a giungere autonomamente a conclusione alcuna, ho deciso di andare a parlare con i miei genitori. Una volta uscita dalla mia camera, mi dirigo verso il salotto, dal quale sento provenire della musica. Mia madre è seduta al pianoforte, e sta allietando mio padre e mia sorella con una delle sue personali composizioni. Mi avvicino lentamente a lui, ascoltando mia madre suonare, e venendo al contempo deliziata dalla melodia da lei composta. Alla fine della stessa, mia madre decise di alzarsi dallo sgabello del piano, volgendo poi a me il suo sguardo. “Chelsea! C’è qualcosa che hai da dirmi?” chiede, felice di vedermi. “Ad essere sincera sì, ed è qualcosa di davvero importante.” Decisi di rispondere, non sapendo in che altro modo farlo. “Bene allora, sputa il rospo.” Interviene mio padre, con le labbra dischiuse in un amorevole sorriso. Portando le mani dietro la schiena, lasciai che il mio sguardo incrociasse quello di mia madre, dopodichè dissi:”Conoscete la Harrison meglio di chiunque altro, ma perché ce l’ha con me?” La mia domanda, colse impreparati i miei genitori. Entrambi, si scambiarono una veloce e furtiva occhiata, a seguito della quale, mio padre sospirò e rispose:”Come ben sai, io e tua madre siamo padroni dell’Ordine del Sangue, ma prima che tu e tua sorella nasceste, Diana Harrison è stata radiata dall’ordine stesso per aver ucciso un’umana. Da allora, sentendosi oltraggiata, cerca vendetta. Come vedi, ha preso di mira te, ma vuole colpire tutti noi.” “Dobbiamo fermarla!” esclamai decisa. “Lo faremo.” Rispose mia madre, posando su di me il suo sguardo serio. Mostrandomi seria a mia volta, annuii. “Ho un piano.” Annunciai, con un tono che lasciava trasparire tutta la mia sicurezza. “Siamo con te.” Risposero all’unisono i miei genitori. Dopo aver finito di parlare, varcai la porta di casa, con la ferma intenzione di uscirne. “Seguitemi.” Dissi, rivolgendomi ai miei genitori. Subito dopo, senza perdere un istante, corsi fuori casa, diretta verso il bosco. I miei genitori e mia sorella, faticavano a seguirmi. Il mio passo era troppo veloce per loro. Ad ogni modo, non avevo alcuna intenzione di fermarmi o rallentare, poiché in quel momento, ero animata da un unico desiderio. Volevo, una volta per tutte, cancellare la minaccia che la Harrison rappresentava per me e per la mia famiglia. Mi facevo strada in quella buia foresta affidandomi ai miei istinti di vampira. Evitavo ogni singola distrazione, avendo in mente una sola cosa. Eliminare la Harrison. Dal giorno in cui l’ho conosciuta, quella donna non ha causato altro che problemi nella vita mia e dei miei cari, ragion per cui, desidero solo che scompaia. Nel bosco, dove il buio della notte regnava sovrano, il silenzio ci faceva compagnia. Camminavamo spediti, ma con passo felpato, fino a quando io non fui distratta da un odore conosciuto, e indiscutibilmente familiare. Così, iniziando a correre, mi diressi verso la fonte di quell’odore, fino a raggiungere un’immensa radura, dove Diana Harrison, era intenta a consumare il suo pasto, consistente stavolta, nel sangue di una giovane volpe. Alla sua vista, decisi di avventarmi contro di lei, riuscendo ad atterrarla. Per mia sfortuna, riuscì a divincolarsi dalla presa che esercitavo per evitare che mi sfuggisse, inchiodandomi al terreno con la sola forza dello sguardo. Poco dopo, avvicinò i suoi artigli al mio volto, e io non potei far altro che chiudere gli occhi. “É finita.” Pensai, tenendo gli occhi chiusi e abbandonandomi al mio destino. Qualche istante dopo compresi di sbagliarmi. Riaprendo gli occhi per un attimo, vidi mia madre correre verso la Harrison, nel tentativo di difendermi. “Lascia stare mia figlia!” urlò, dopo averla atterrata. Con un gesto quasi fulmineo, mia madre avvicinò i suoi artigli al petto della Harrison, lasciando che gli stessi le lacerassero la carne. In quel mentre, avevo avuto il tempo e la possibilità di scappare, e mi ero riavvicinata a mio padre, non osando muovere un passo. Rimanendo immobile, osservavo mia madre lottare contro quella sporca e ignobile traditrice. Ebbi appena il tempo di vedere che la ferì gravemente al petto, accorgendomi poi che l’erba era ormai macchiata di sangue. Non riuscii a distogliere lo sguardo, e tirando un sospiro di sollievo, vidi mia madre rialzarsi, per poi avvicinarsi a me. Intanto, il corpo della Harrison giaceva inerme sull’erba appena dietro di lei. Mia madre aveva il fiato corto, e appariva debole, motivo per cui, fu costretta ad appoggiarsi a mio padre per camminare. Quella notte, uscimmo dal bosco senza parlare. in fondo,sapevamo bene che non ce n’era alcun bisogno. Le nostre azioni parlavano per noi.

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