Creature della notte -CAPITOLO IV

Neve e sangue

Un monotono e ripetitivo gioco astrale, segna l’inizio di una nuova giornata. È inverno, e il cielo assume, come di consueto, un color nero pece. Il freddo pungente fuori dalla mia finestra, lascia che il vento sibili minaccioso, trasportando con sé delle grigie e poco rassicuranti nuvole. Sono certa che fra poco l’aria si vestirà di tuoni, ai quali seguirà una pioggia scrosciante. Mi sbaglio. Alla pioggia che mi aspettavo, si sostituisce la neve. Un candido manto bianco ricopre le strade, gli alberi, e ogni cosa attorno a me. Un mio presentimento, mi porta a credere che quella odierna non sarà una giornata ordinaria. Una strana concatenazione di eventi, fa in modo che io mi renda conto di avere ragione. Tutto è  iniziato in questa grigia e cupa mattinata invernale. Sapendo che, come vampira, ho ormai raggiunto l’età adulta, i miei genitori hanno deciso di portarmi nel bosco vicino casa, che inoltre delimita un confine invalicabile da parte degli umani. Per via della neve, le scuole sono chiuse perciò posso dedicarmi in maniera serena, ad una nuova attività. Mio padre, ha infatti deciso di portarmi con sé nel bosco, per la mia prima battuta di caccia. Lui stesso, mi ha informata del fatto che noi vampiri, con il completamento dello stadio larvale, e il conseguente passaggio all’età adulta, iniziamo a manifestare un sempre crescente desiderio di sangue, che impariamo a controllare con la pratica e il tempo. Ogni vampiro, inoltre, a questa età viene messo di fronte ad una scelta. Può decidere infatti, se nutrirsi di sangue umano o animale. In maggioranza, secondo i racconti di mia madre, scelgono quello umano, e ancora non sa nulla riguardo alla mia scelta. So perfettamente che i miei genitori, vista l’educazione ricevuta da ragazzi, non si sono mai nutriti di sangue umano, ragion per cui, ho deciso di portare avanti questa tradizione. Difatti, ho scelto di nutrirmi d’ora in poi, di sangue animale. In fin dei conti, i miei poteri e il mio istinto, mi guidano e consigliano, e finora, non si sono mai sbagliati. D’altro canto, una scelta diversa farebbe insospettire gli umani, cosa che, la mia famiglia ed io, cerchiamo costantemente di evitare. Così, mio padre ed io, ci siamo addentrati nel bosco vicino casa, dove mi ha illustrato le principale regole da seguire durante la caccia. Inizialmente, un vampiro può e deve affidarsi ai suoi sensi, seguendo attentamente l’odore del sangue intorno a sé. L’utilizzo dei sensi, pian piano decresce, poiché soppiantato dagli istinti del vampiro stesso. Camminavamo lentamente, stando attenti a qualsiasi rumore. Mi lasciavo guidare da mio padre, il quale, dopo ogni passo, lasciava nitide impronte nella neve. Poco dopo, decido di fermarmi. Intorno a noi non c’è anima viva, eppure sono certa di aver sentito qualcosa. “Che ti succede?” chiede mio padre, stranito dal mio comportamento. “Niente, credo solo di aver visto e sentito qualcosa.” Gli rispondo, senza distrarmi. Mentre continuavo a camminare, allontanandomi di qualche passo da mio padre, e decidendo di seguire il mio istinto di vampira, sentii il cuore martellarmi nel petto, seppur solo per alcuni secondi. Ora, i miei occhi avevano cambiato colore, passando dal naturale ed inconfondibile marrone scuro, ad un colore rosso vivo. Di punto in bianco, senza indugiare, iniziai a correre verso un albero proprio davanti a me. Quando lo ebbi raggiunto, mi fermai. Fissai intensamente quell’enorme pianta per alcuni secondi, scoprendo al suo interno, la tana di uno scoiattolo. Non osavo, per nessuna ragione al mondo, staccare lo sguardo dalla pianta stessa, rimanendo in attesa. La stessa, si rivelò breve. Dopo una manciata di secondi, indietreggiai di qualche passo, e subito vidi quel piccolo animale venir fuori dalla sua tana. Sotto lo sguardo attento di mio padre, mi avvicinai prontamente, e utilizzai i miei artigli per recidere la gola alla bestiola. Fatto ciò ne depositai in terra il corpicino, iniziando a berne avidamente il sangue, che fuoriusciva dalla ferita che avevo provocato. Dopo poco tempo, notai mio padre avvicinarsi cauto. Voltandomi verso di lui, mi accorsi che i suoi occhi, avevano ora assunto lo stesso colore dei miei. Mi rimaneva vicino, pur non azzardandosi a disturbarmi. Passò qualche secondo, prima che io liberassi l’ormai morto animaletto dalle mie grinfie, e mi rialzassi da terra. Nell’atto di farlo, abbassai lo sguardo verso il terreno, notando che ora anche la neve, si era macchiata, divenendo quasi vermiglia. Mentre ero ancora intenta a fissare il terreno, mio padre mise una mano sulla mia spalla, dicendo:”Ottimo lavoro, Chelsea, non male come prima preda.” “Grazie,” tardai a rispondere, troppo concentrata sul liquido, che ora aveva formato un disgustoso grumo nella neve. Cingendomi ora un braccio intorno alle spalle, mio padre mi accompagnò amorevolmente fuori dal bosco. Proprio quando eravamo entrambi in procinto di uscirne, dissi a mio padre di sentirmi stanca. Lui quasi non mi ascoltò, definendola una cosa normale, e continuando a camminare al mio fianco. All’improvviso, le palpebre mi si chiusero per via della stanchezza, e non riuscii a vedere che una roccia era nascosta da una soffice coltre bianca. Così, finii per inciampare. Con una velocità fulminea, ed uno scatto degno di un felino, mio padre mi aiutò prontamente a rialzarmi. “Stai bene?” chiese, con un filo di preoccupazione nella voce. Sentendomi privata di tutte le mie forze, biascicai qualche parola, per poi accasciarmi al suolo, svenuta. Non saprei dire precisamente, per quanto tempo rimasi priva di conoscenza, so solo che, quando finalmente mi risvegliai, trovai mio padre ancora accanto a me. Riaprendo gli occhi e guardandolo, realizzai che era rimasto a vegliare su di me, pronto a difendermi da qualunque fiera si fosse avvicinata al mio corpo esanime. Mi ha subito aiutata a rialzarmi, e abbiamo ripreso il nostro cammino verso casa. Il senso dell’orientamento dei vampiri, risulta essere molto sviluppato. Difatti, sebbene stesse ancora nevicando, ogni passo verso casa mi scaldava il corpo. Quando è lontano da un suo simile, o da un luogo conosciuto, un vampiro, generalmente, iniziare a mostrare segni di malessere, condizione in grado di fornire una spiegazione al mio precedente  svenimento. Quando arrivammo a casa, mia madre ci accolse, felice di rivederci ma con il viso in una maschera di preoccupazione. Appena ci rivide, infatti, gridò:”David! Dove siete stati?” A quel punto, con una pazienza del tutto innaturale, mio padre rispose:”Adesso calmati Dalia, ho solo portato Chelsea con me a caccia. Pensavamo lo sapessi, in fondo ti avevamo avvisato.” “Potrete anche avermi avvisato David, ma avete una minima idea di quanto io e Jennifer fossimo preoccupate? Sai bene cosa potrebbe succedere in quel bosco!” proruppe mia madre, lasciando che ancora una volta, la collera si impadronisse di lei. Mio padre, al contrario, non batté ciglio, preferendo di gran lunga non rispondere. Voltando le spalle a mia madre, si ritirò nella sua stanza, dove rimase per tutta la sera. Io invece, decisi di unirmi a Jennifer, che lentamente, si stava anche lei avviando verso la sua. Nessuna di noi proferì parola. Dopo la lite dei nostri genitori, Jennifer era rimasta senza, e dopo ciò che mi era accaduto nel bosco, ero troppo stanca per qualunque discorso a riguardo. Mi lasciai cadere sul letto, sfinita. Dopodichè, aspettando di finire fra le braccia di Morfeo, mi misi a riflettere. Tentavo di capire quale fosse l’ancora oscuro significato che si celava dietro le parole di mia madre, e subito fui scossa da un brivido, a metà fra freddo e spavento. Ad ogni modo, resistetti agli allettanti richiami del sonno per poco, finendo per addormentarmi placidamente. Al momento, una valanga di pensieri bui e negativi affolla la mia mente, ma comprendo di dover portare pazienza, e aspettare domani per vedere cosa accade. Data la mia natura pessimista, tendo sempre a temere il peggio, ma ora taccio nel mio sonno, sapendo di avere poco tempo per godermi la calma prima della tempesta.

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