Creature della notte – CAPITOLO I

Chi siamo

Chelsea Hale. Una ragazza normale, alta, con i capelli neri e gli occhi di un marrone scuro e inconfondibile. Purtroppo, questo risulterebbe essere solo il pensiero di chi non mi conosce. Difatti, la mia famiglia ed io, nascondiamo, ormai da tempo immemore, un segreto di vitale importanza. I miei genitori, David e Dalia, sono dei vampiri, proprio come me e mia sorella Jennifer. Ad ogni modo, ogni singolo vampiro è diverso. Tutti noi condividiamo tratti quali pelle molto chiara, fisico asciutto e una predilezione innata per il buio. Qui a Silverblood, nella città dove viviamo, hanno sempre vissuto indisturbate, intere generazioni di vampiri, ma di recente, la mia famiglia ha scoperto di un evento che non aveva mai avuto luogo prima d’ora. Anche i mortali, ossia gli umani, stanno scegliendo questa città come posto in cui vivere. I miei genitori, continuano a ripetere di essere in grave pericolo, e sono quasi in perenne stato d’allarme, perciò a mia madre è venuta un’idea. Solitamente, una vampira come me, ancora nel periodo dell’adolescenza, non sarebbe affatto tenuta a conoscere i suoi poteri prima dell’età adulta, ma i miei genitori hanno fiducia in me, e vista la situazione, hanno deciso di passarmi parte dei loro poteri. Questa, è una procedura attuabile solo da un  vampiro adulto all’interno di una famiglia, e la scelta su chi dovesse metterla in atto, è caduta su mia madre. Essendo ancora giovane ed inesperta, non sapevo in cosa consistesse, perciò ero un pò nervosa, ma decisi di provare a mantenere la calma. Nel salotto di casa, dove tutti eravamo riuniti, regnava il silenzio. Lo stesso, si ruppe quando mia madre, guardandomi negli occhi, mi chiese di avvicinarmi a lei. Lentamente, feci qualche passo nella sua direzione, e poi mi fermai. Dopo pochi istanti, mia madre tornò a guardarmi, con quei suoi occhi di ghiaccio, che sembravano scrutare anche l’interno della mia anima. Subito dopo, allungò una mano verso di me, arrivando a toccarmi la fronte. Non appena lo fece, avvertii una strana sensazione di calore diffondersi in tutto il mio corpo. Poco dopo, sentii che il bruciore aveva raggiunto anche le mani. Istintivamente, abbassai lo sguardo, fissandolo sui miei palmi. Mentre guardavo, notai che quella che mi sembrava una piccola ferita, risplendeva, ed era alquanto calda al tatto. Dopo pochi istanti, tornai a guardare mia madre, confusa. Lei mi spiegò che quella che avevo sulla mano, non era una ferita, ma bensì un marchio. Ogni vampiro ne possedeva uno, ed era un importante strumento di identificazione. Guardandolo, notai che assomigliava ad una goccia di sangue. Ad ogni modo, tacqui la mia scoperta, e dopo qualche minuto, mia madre aggiunse che il bruciore che avevo avvertito, era un diretta conseguenza del potere che mi aveva passato toccandomi. Inoltre, aggiunse che la forma del marchio che avevo sulla pelle, non era certo casuale, ma al contrario, stava a simboleggiare che io e la mia famiglia, facevamo parte di un nuovo ordine, creatosi prima della nascita mia e di mai sorella, chiamato “Ordine del Sangue.” In religioso silenzio, ascoltai ogni singola spiegazione che mia madre mi diede, ma dovetti silenziosamente ammettere di non farcela più. Difatti, a causa di tutte le nozioni appena apprese, mi sentivo come se la mia testa fosse ormai sul punto di esplodere.  Sentivo un dolore pazzesco, quasi insopportabile. Trovai tutto ciò inspiegabile. In fondo, non mi ero mai sentita così prima d’ora. Dovetti, tuttavia, lasciare che il mio dolore passasse in secondo piano, per un motivo ben preciso. infatti, mio padre, che in tutto quel tempo, non aveva proferito parola, si alzò dalla sua sedia, e guardandomi, mi disse che aveva da comunicarmi qualcosa di davvero urgente. A quelle parole, mia madre e mia sorella fecero per alzarsi e lasciare il salotto, ma mio le fermò subito. “Devo parlarvi ragazze.” esordì. Jennifer ed io, non osavamo neppure fiatare. Non ci saremmo mai permesse di interrompere uno dei discorsi di nostro padre. “Come sapete, facciamo tutti parte dell’Ordine del Sangue, ma non siamo affatto al sicuro, visto il recente arrivo degli umani. Dovete mescolarvi a loro e riuscire a nascondervi, qualunque cosa accada.” Dopo aver ascoltato le sue parole, annuimmo. Avendo ormai finito il suo discorso, nostro padre decise di lasciare la stanza. Non appena se ne fu andato, mi riavvicinai a mia madre, e le chiesi se ci fosse un modo per stare a contatto con gli umani, e al contempo, non insospettirli. Lei stessa, trovò la mia domanda alquanto ponderata, e dopo averci riflettuto a lungo, rispose:”Mi duole dirlo, ma voi ragazze dovrete iniziare ad agire e comportarvi come dei perfetti mortali. Attenzione, però, alcuni di loro, sanno essere infidi e sospettosi. Abbiate cura di controllarvi e di non utilizzare i vostri poteri.” Il tono di nostra madre, era diventato piuttosto perentorio. Generalmente, sta ad indicare che è seria, e non in vena di scherzi, ma non potevamo certo biasimarla, in  un momento di tale allerta. I discorsi dei nostri genitori, avevano occupato gran parte della nostra giornata. A me e mia sorella, infatti, bastò guardare fuori dalla finestra per capire che era ormai calata la sera. Dopo quanto era successo nell’intera giornata, eravamo entrambe stremate, così decidemmo di andare a dormire, cosa che, almeno a me, risultò alquanto difficile. Tutte le spiegazioni, i moniti, e le raccomandazione di mia madre, continuavano a ronzarmi in testa, privandomi del sonno. Tentai di lottare perché svanissero dalla mia mente, ma invano. Rimasi sveglia per tutta la notte, intenta a pensare, e ad escogitare piani per evitare che gli umani mi scoprissero. Ogni mia riflessione, sembrava sempre condurmi ad un punto morto. Durante quella notte insonne, capii una cosa. Fingermi umana, al fine di nascondermi dai sospettosi mortali, sarebbe sicuramente stato tutt’altro che facile.

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