Compagni di sella – CAPITOLO XIV

Sorprese inaspettate

Ogni singolo giorno, il sole si leva alto nel cielo, per prendere il posto della pigra luna e delle sue compagne stelle, in maniera tale da dare inizio a una nuova e radiosa giornata. Questa specie di gioco astrale, come mi piace chiamarlo, si ripete ciclicamente e incessantemente, ormai da tempo immemore, ma noi uomini, concentrati unicamente sul nostro benessere fisico e mentale, siamo fin troppo distratti per accorgerci, e renderci quindi conto, delle meraviglie che ci circondano, dandole, il più delle volte, per scontate. Personalmente parlando, sono orgogliosa di poter affermare di non essere quel tipo di persona. Difatti, contrariamente a molti, io riconosco e apprezzo  ogni dono che, a suo modo la natura offre, cominciando dal più semplice, come ad esempio l’inizio di un nuovo giorno, e finendo a uno più complesso, come la vita umana o animale. E così, una nuova giornata prende il via. Solitamente, vedo i nuovi inizi come qualcosa di meraviglioso e sorprendente, proprio come mi aspetto che sarà questa giornata. Non sono una ragazza di grandi pretese, ma c’è da dire che, ogni tanto, qualche piccola sorpresa, che spezzi un equilibrio o una routine giornaliera, in maniera positiva non guasta mai. A quanto sembra, il mio desiderio di vivere una giornata meravigliosa, verrà esaudito. Infatti, circa mezz’ora fa, mia zia ha ricevuto una telefonata da parte dei miei genitori, che stanno per venire a trovare me e mio fratello Austin a casa degli zii. Non vediamo i nostri genitori dall’inizio dell’estate, ossia da quando la situazione economica degli zii è peggiorata, ed io ho promesso di aiutarli. I nostri genitori sono al corrente della cosa, difatti trovano il mio gesto lodevole, e acconsentono a far restare sia me che Austin a casa con loro finché le acque non si saranno calmate una volta per tutte. Ad ogni modo, siamo entrambi felicissimi riguardo alla notizia appena ricevuta, e attendiamo con ansia quel momento. Nel tentativo di ingannare il tempo, mi sono diretta alla stalla, per controllare come se la passa il mio cavallo Eros. Non sentendomi in vena di cavalcarlo, mi sono limitata ad entrare nel suo box unicamente per accarezzarlo e dargli una rilassante strigliata. Fatto ciò, ne sono uscita, in modo da dirigermi verso quello di Tuono, puledro di Perla, giumenta appartenuta a mio fratello. Mi avvicinai cauta, fino ad arrivare a toccarlo, dopodiché iniziai ad accarezzarlo, e passargli lentamente le dita sul manto. Tuono, che mi lasciò pazientemente fare, senza mostrare segni di ribellione, sembrò davvero apprezzare il modo in cui io lo accarezzavo, tanto che, ad un certo punto, decise di allontanarsi da me, per raggiungere la madre, con la quale condivideva il box, e sdraiarsi accanto a lei sopra a un cumulo di soffice paglia, posizionato in fondo al box stesso, e unicamente riservato ai momenti di riposo dei due. Assistetti a quell’adorabile scena, senza fiatare, e rimasi all’interno del box, finché non notai che il piccolo Tuono si era placidamente addormentato. Capii quindi, e solo in quel preciso momento, che era arrivata per me, l’ora di togliere il disturbo, così me ne andai, con ancora fissa in testa l’immagine di quel quadretto familiare. Ebbi appena il tempo di uscire dalla stalla, che subito vidi mia zia proprio davanti a me. Incuriosita, le chiesi se c’era qualcosa che non andava, e lei mi rassicurò, rispondendo semplicemente, che erano finalmente arrivati i miei genitori. Appresa la notizia, mi affrettai, felice, a raggiungerli con l’intento di salutarli. Appena mi videro, entrambi mi abbracciarono stringendomi forte, evidentemente felice di rivedermi, e dopo un pò, a me si aggiunse anche Austin, che li salutò abbracciandoli. Dopo averci salutato, entrambi ci chiesero come fosse vivere con gli zii. Io e Austin rispondemmo che tutto filava liscio, che non c’erano problemi, e che la cosa ci divertiva. I nostri genitori, quindi, ci sorrisero. Poco dopo, mia madre mi guardò, e mi chiesi se potessi mostrarle come andavo a cavallo, poiché anche avendo assistito al concorso al quale avevo partecipato tempo prima, e avermi vista gareggiare e vincere, da allora era passato un bel pezzo. Non sapendo proprio cosa risponderle, sorrisi e annuii, e dopodiché mi diressi nella stalla, per far uscire il mio cavallo Eros dal suo box, sellarlo, e iniziare a cavalcare. In quel momento, non avevo poi tutta quella voglia di galoppare, ma non volendo deludere mia madre, condussi Eros all’interno del recinto e gli feci fare qualche passo, tenendo le redini ben strette. Mentre cavalcavo, mia madre mi guardava, felice di sapere che sua figlia aveva inseguito e realizzato il suo sogno di imparare a cavalcare. Dopo pochi minuti, decisi di smontare di sella, ed avvicinarmi ad Austin, che era ancora accanto a nostra madre. Dopo averlo raggiunto, mi scambiai con lui un’occhiata di intesa. Poco dopo, tornai nel recinto, afferrai le briglie di Eros,e lo condussi di nuovo all’interno del suo box, dov’era giusto che stesse. Subito dopo, chiesi a mia madre cosa ne pensasse del modo in cui cavalcavo, e lei rispose che,anche se l’avevo fatto per pochi minuti, le era davvero piaciuto. Dopo avermi risposto, notai che abbassò la testa, e che era intenta a guardarsi nella tasca della giacca che portava. Continuò a farlo per una manciata di secondi, dopodiché ne estrasse qualcosa. Tentai, seppure invano, di capire di che oggetto si trattasse, e vista la mia curiosità, mia madre mi spiegò che era un regalo per me. A quelle parole, sorrisi e le chiesi che tipo di regalo fosse, ma lei non rispose limitandosi a mostrarmelo. Mia madre, era stata così gentile e premurosa da regalarmi un ciondolo con la lettera iniziale del mio nome. Felice com’ero per il regalo, la ringraziai dello stesso, ed affermai che era, da parte sua, una bellissima sorpresa. Lei fu felice di vedermi sorridere, e aggiunse, in seguito, che il ciondolo non simboleggiava solo e soltanto l’iniziale del mio nome, ma bensì anche chi fossi come persona. Mi consigliò anche di averlo sempre con me, e di metterlo al collo nei momenti luminosi e bui della vita,in modo  che anche nelle difficoltà, avrei potuto guardarlo, e ricordarne il profondo significato, e trarre dallo stesso, la forza necessaria per andare avanti. Durante la vita, si è spesso testimoni di una moltitudine di eventi, capaci di farci ridere, rendendoci felici, o piangere e renderci tristi, ma è proprio facendo affidamento sui propri cari, che nella cattiva sorte, si rialza la testa, e si continua a camminare, orgogliosi di se stessi, e di chi si è per le persone a sé vicine. Alcuni sostengono che a volte, basti una parola, uno sguardo, un gesto o un sorriso per cambiarti l’umore o la giornata, ed io penso che quelle persone abbiano ragione, poiché questa sorpresa, questo regalo ricevuto da mia madre, unito all’affetto che ci lega, migliora il mio umore in ogni circostanza, e mi rende soprattutto orgogliosa di esserle figlia.

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4 thoughts on “Compagni di sella – CAPITOLO XIV

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