Compagni di sella – CAPITOLO XXX

Notizie sconcertanti

La vita va avanti, scorrendo con l’impetuoso carattere di un fiume in piena, e i giorni vengono lentamente portati via, assieme alle settimane, che divengono mesi, e infine, inevitabilmente, lunghi anni. Io vivo la mia vita per quella che è, accettando, senza protesta alcuna, il susseguirsi di avvenimenti che la compongono. Tre lungi giorni, carichi di ansia e nervosismo, sono passati, e finalmente oggi, è il giorno designato per il ritiro delle mie analisi del sangue. Tutto quel che devo fare, è recarmi nello studio del mio medico di fiducia, e lasciare che egli stesso, mi consegni quei risultati. Come di consueto, mi sono fatta accompagnare da Aidan, che ha accettato subito, senza battere ciglio. L’attesa è stata breve, ma i tre giorni appena trascorsi, sono sembrati, sia a me che ad Aidan, una vera e propria eternità. Ad ogni modo, nulla poteva prepararmi a ciò che ebbi la sfortuna di sentire, una volta entrata nello studio del dottore. Egli stesso, dopo aver accuratamente esaminato quei risultati, mi guardò sconsolato, e articolò la frase peggiore che avessi mai potuto anche solo immaginare di sentire. Nelle mie analisi del sangue non c’era assolutamente nulla di anormale, ma ad ogni modo, il dottore mi disse, ammettendo quanto gli costasse farlo, che io, malgrado gli ottimi risultati di quelle analisi, non avrei mai potuto avere dei figli. Aidan ed io, eravamo seduti l’uno accanto all’altra, e quella notizia ci scioccò. Eravamo letteralmente basiti, allibiti, e sconcertati. Non ci era neanche lontanamente comprensibile, il perché di tale diagnosi. Entrambi attoniti, guardavamo negli occhi il dottore, sperando che si sbagliasse, che quel che avevamo appena sentito era un banale frutto della nostra fervida immaginazione, o che non corrispondesse alla realtà. Nessuno di noi due, poteva far nulla a riguardo. Ci limitammo a lasciare lo studio del medico, senza proferire parola. Dopodichè, ci incamminammo verso l’auto di Aidan, affranti dalla notizia appena ricevuta. Piansi per tutta la durata del viaggio di ritorno a casa, mentre Aidan rimaneva completamente concentrato sulla guida. Ed io, seduta accanto a lui, piangevo in silenzio. Tentava di confortarmi, ma io lo ignoravo. Stavo troppo male per parlarne. La notizia mi aveva letteralmente spezzato il cuore. Non sarei mai diventata madre o avuto dei bambini, cosa che invece avevo sempre sognato. Nessuno, durante la vita, si aspetta di ricevere notizie così orribili, ma c’era di peggio. Il mio animo sensibile era stato sconvolto e turbato da quella notizia. Mi sentivo come se l’intero mondo mi fosse appena crollato addosso. Il mio dolore era troppo grande per essere descritto. Di tanto in tanto, Aidan staccava gli occhi dalla strada per guardarmi. Io apprezzavo i suoi gesti, così veritieri e compassionevoli, ma al contempo, mi chiedevo a cosa servissero. Dopo ciò che avevo scoperto, neanche il più elaborato, eloquente e meraviglioso dei discorsi, sarebbe riuscito a risollevarmi il morale. Non appena tornai a casa, salii velocemente le scale, arrivai in camera da letto, e lì mi chiusi a chiave, così che nessuno potesse disturbarmi. Ora ero sola, chiusa in quella stanza, a crogiolarmi nel mio infinito dolore, con le lacrime che mi rigavano il viso, e cadevano, copiose come pioggia invernale, sul mio cuscino. La solitudine nella quale mi trovavo, non era per me causa di tristezza, ma leniva, almeno in parte il dolore causato dalla fresca ferita aperta all’interno del mio fragile animo. Mentre piangevo, in un tristissimo soliloquio, mi ripetevo che ciò che mi era accaduto non era possibile, che non era vero, e che non mi meritavo di soffrire tanto. Continuavo a chiedermi perché, nel mero e vano tentativo di trovare una spiegazione a ciò che stavo vivendo, e perché un tale destino fosse toccato proprio a me. Sfortunatamente, nessuno dei miei interrogativi trovò risposta. In un misero tentativo di cancellare il mio dolore, decisi di telefonare a mia madre, per metterla al corrente della triste notizia. Così, andai dritta al punto, e gliela comunicai, senza l’uso di mezzi termini. Dopo aver sentito le mie parole, mi disse che era enormemente dispiaciuta per me, e che, se solo le fosse stato possibile, avrebbe tentato di trovare una soluzione a riguardo. Per mia sfortuna, non c’era nulla che mia madre potesse fare, per quel che concerneva la mia terribile scoperta, e saperlo, mi avviliva. Ad ogni modo, la ringraziai di avermi ascoltata, e di essere stata comprensiva nei miei riguardi. Dopo averlo fatto, la salutai, e posi fine a quella telefonata. Ebbi appena il tempo di farlo, che il telefono squillò. Senza esitare, lo strinsi in mano e risposi. Avevo appena ricevuto un’altra telefonata da parte della mia amica Summer, che, in tono felice, mi salutò e mi chiesi come stessi. Risposi che non stavo affatto bene, e subito dopo, notai un mutamento nel tono della sua voce. Sembrava preoccupata, e mi chiese cosa fosse successo. Avrei voluto mentirle, ma non ne ebbi la forza, così decisi di dirle tutta la verità. Le raccontai tutto, svelandole anche la mia sconcertante scoperta. Sentendo ciò che avevo da dirle, Summer provò pena per me, e proprio come Aidan, provò a farmi tornare il buonumore, ma con scarsi risultati. Poco dopo, Summer mi fece una proposta alla quale stentavo a credere, e che riuscì a farmi tornare il sorriso. Mi disse che stava aspettando un bambino, e che vista la mia condizione, le avrebbe fatto piacere sapere se io avessi voluto adottarlo. Trovai lodevole il suo gesto, e fui talmente felice da non sapere cosa rispondere. Così, le chiesi di lasciarmi del tempo per pensarci. Per la mia gioia, lei accettò, e io la salutai, avendo cura di ringraziarla, terminando subito dopo, quella chiamata. Con il sorriso sulle labbra, aprii la porta della stanza, e mi diressi in cucina, dove trovai Aidan, che, in tutta calma, era seduto a leggere il giornale. Gli dissi che dovevamo parlare, e lui decise di interrompere la sua lettura per darmi ascolto. Lo condussi in salotto, e dopodichè iniziammo a parlare. Senza perdere un istante, gli chiesi se si ricordasse della mia amica Summer. Lui rispose di sì, non comprendendo cosa lei avesse a che fare con noi. Ebbi cura di fornirgli delle spiegazioni alquanto dettagliate, volendo evitare eventuali fraintendimenti. Poi, feci in modo che spostasse l’attenzione sul nocciolo della questione. Aidan non riusciva a capirlo, ma Summer era parte integrante del discorso. Senza indugiare, gli raccontai la verità, dicendogli che anche la stessa Summer, ormai era a conoscenza della mia condizione, ragion per cui, si era offerta di farci adottare il bimbo che portava in grembo. Quando finii di parlare, Aidan mi guardò negli occhi, stranito. Mi chiese se stessi scherzando, e se fossi davvero sicura della mia decisone. Non lo stavo prendendo in giro, e non ero mai stata così sicura di qualcosa in vita mia, così glielo dissi. Poco dopo, Aidan tornò a guardarmi, e abbracciandomi, annunciò che saremo finalmente diventati una famiglia. Dopo aver sentito quelle parole, ero felicissima. Finalmente, Aidan aveva accettato la mia decisone, e io avrei realizzato il mio sogno di diventare mamma. Ero felice, poiché sapevo che io e Aidan saremmo diventati genitori. Dopo aver discusso della questione con Aidan, mi affrettai a tornare in salotto, per telefonare a Summer e comunicarle la notizia. Lei ci mise un pò a rispondere, ma quando finalmente lo fece, andai dritta al punto, dicendole che Aidan ed io, di comune accordo, avevamo deciso di adottare il suo bambino. A sentire le mie parole, lei si mostrò felice, e mi promise che ci avrebbe informato riguardo al corso della sua gravidanza. Io la ringraziai e dopodichè la salutai, augurandole tutto il meglio. quell’augurio, così genuino, pose fine alla mia telefonata con Summer. Dopo la fine di quella conversazione telefonica, Aidan mi raggiunse nel salotto di casa, iniziando a pormi mille domande, che principalmente, riguardavano Summer e il suo futuro bebè. Soddisfai la sua curiosità, rispondendo ad ogni domanda, dopodichè, ci abbracciammo, restando in silenzio. non avevamo più nulla da dirci, ma eravamo certi di una cosa. Nella nostra vita, era tornata la felicità.

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *