Compagni di sella – CAPITOLO XXIV

Il sorriso delle stelle

Gli astri. corpi celesti quasi invisibili a occhio nudo, ma al tempo stesso, ricchi di mistero e meraviglia. Alcuni, teorizzano che gli stessi portino fortuna, ma io mi trovo in disaccordo con questa tesi. Difatti, credo che siano le brillanti stelle, regine dei cieli notturni, ad essere di buon auspicio. In questo momento, sono completamente sola, pigramente appoggiata al recinto dove i cavalli amano galoppare liberi come l’aria. Distratta ma ammaliata, volgo il mio sguardo al cielo notturno, ammirando le stelle in tutta la loro magnificenza. La brezza serale mi accarezza il viso, lasciando che i miei capelli ondeggino lentamente. E intanto, con il cuore puro, e gli occhi di una sognatrice, penso. Migliaia di ricordi, ormai appartenenti al passato, riaffiorano nella mia mente, proprio come un fiore che riesce a sbocciare nelle fini crepe di un marciapiede cittadino, sfidando il cemento. Sono lì ferma a godermi la magia degli astri, quand’ecco che uno, più splendente degli altri, cattura il mio sguardo e la mia attenzione. Una stella cadente. Una vera e propria meraviglia astrale, prendeva forma davanti ai miei occhi increduli. Il mio campo visivo è ridotto dal sonno, ma mi sforzo di non cedere al fisiologico bisogno di dormire, per un unico motivo. Non perdermi un minuto del meraviglioso spettacolo a me dinanzi. Tuttavia, sono costretta a perdermi l’ultimo atto di questa favolosa opera teatrale, poiché il freddo, che regna sovrano attorno a me, diviene tiranno, non lasciandomi scelta dissimile dallo staccare lo sguardo dal cielo. Prima di farlo, lascio che i miei occhi, si posino nuovamente, sui luccicanti astri. dopodichè sorrido, esprimendo, dal profondo del cuore, un importante desiderio. Subito dopo, camminando lentamente, decido di tornare in casa, e mettermi subito a dormire. Quella notte, la stella cadente che avevo avuto il piacere e la fortuna di ammirare, e alla quale avevo affidato il mio desiderio, mi ricompare in sogno. Non importava quante volte mi svegliassi, per poi tornare a dormire, ogni volta che chiudevo gli occhi, quella stella si ripresentava. Finalmente, dopo ore di veglia, il sonno si impadronì di me, lasciandomi scivolare, per l’ennesima volta, all’interno di quel magnifico sogno, che mi cullò per tutta la notte. La mattina dopo, mi svegliai di buon umore, e nessuno in famiglia, riusciva a capire il perché del mio svolgere ogni singola attività con il sorriso sulle labbra. Tutti mi conoscono per il mio carattere allegro e solare, ma stavolta, a i miei familiari, la mia felicità sembrava anomala. Così, mia cugina Cassidy  mi chiese il perché di tanta letizia, che io attribuii unicamente  una buona notte di sonno. Ad ogni modo, sapevo di averle mentito, ragion per cui non tardai a spiegarle il reale motivo, non appena ci trovammo da sole. Le raccontai tutto nei minimi dettagli. Le parlai anche della mia serata trascorse ad ammirare le stelle, menzionando il fatto di aver espresso un desiderio alla vista di una stella cadente. Quando mi chiese di che desiderio si trattasse, preferii non risponderle, e lei parve accettare di buon grado il mio silenzio. Decisi di tacere riguardo al desiderio da me espresso, poiché esisteva una sola persona a cui voleva raccontarlo, sapendo che questo gesto sarebbe rimasto unicamente fra me e quella persona, assumendo valore confidenziale. Mia madre. Sin da quando ero solo una bambina, ho sempre, in ogni momento, potuto contare su di lei, e fare tesoro dei suoi preziosi consigli. Così, decisi di evitare ogni tipo di indugio, e le telefonai. Ancora una volta, era passato molto tempo dall’ultima volta in cui ci eravamo incontrate di persona, perciò mia madre sembrò felice di riavere mie notizie, seppur dopo quel così lungo lasso di tempo. Senza sprecare un attimo, arrivai subito al dunque. Le dissi che mi serviva un consiglio, e dopodichè iniziai a raccontare del sogno della notte prima. Incuriosita, lei mi domandò, se prima di addormentarmi, avessi pensato a qualcosa in particolare. Mi concessi un minuto di riflessione, allo scadere del quale, risposi di no. A quel punto, mia madre mi disse di essere desolata, aggiungendo di non potermi aiutare, se quelle erano le circostanze. Ad ogni modo, la ringraziai di averci provato, e dopo aver terminato la chiamata, andai nella stanza di mia zia, chiudendo la porta alle mie spalle, mi sdraiai sul letto, e rimasi lì ferma, cercando di addormentarmi. Dopo non molto tempo, ci riuscii. Al mio risveglio, avvenuto qualche ora più tardi, l’enigma che avevo più volte tentato di risolvere, era svanito. Tutto appariva più chiaro. Riflettendoci, compresi di aver davvero pensato a qualcosa di importante, ossia il mio futuro. Non ne sono completamente certa, ma forse quel sogno cercava di comunicarmi qualcosa. Probabilmente era un modo come un altro, per farmi sapere che desiderio che avevo espresso si sarebbe realizzato. Ora come ora, non sono alla ricerca di certezze, mi basta aver compreso il significato di quel sogno. Ora, è rimasta solo una cosa da fare. Affidarmi al sorriso delle stelle.

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