Compagni di sella – CAPITOLO XXI

Desideri esauditi

Lentamente, altre due settimane sono scivolate via dalla mia vita, così come la strada sembra fare, durante un lungo viaggio. Visto il così lungo lasso di tempo trascorso, dall’ultimo giorno in cui ho fatto visita ad Aidan in ospedale, oggi ho deciso di farlo di nuovo. Così, ho preso accordi con mia zia e mia madre, e dopo esserci preparate, siamo uscite di casa al fine di raggiungere l’ospedale stesso. Una volta arrivata, mi feci cortesemente comunicare il numero della stanza di Aidan, dopodichè la raggiunsi, e ci entrai. Ancora una volta, Aidan mi guardò sconsolato, affermando di sentirsi solo, ed aggiungendo che, in tutto quel tempo che passava in ospedale, io risultavo essere forse l’unica persona, oltre ai suoi genitori e sua sorella maggiore, a fargli visita regolarmente, in maniera tale da spezzare la sua noia. Felice riguardo ciò che disse, gli sorrisi, e gli chiesi se sapesse quando, a occhio e croce, i medici l’avrebbero dimesso, dandogli conseguentemente, il permesso di ritornare a casa. Sospirando, mi rispose che non ne aveva idea, ma che sperava nell’arrivo di quel giorno. Mi disse anche che non sopportava affatto dover rimanere chiuso in quella stanza, con l’unica e misera compagnia della sua stessa solitudine. A sentire quelle parole, provai subito un gran pena per lui, così decisi di fare qualcosa per risollevargli il morale. Avevo avuto cura di portare con me la mia solita borsetta, che aprii lentamente, per estrarne poi una fotografia. Non era una semplice fotografia, ma una per me davvero importante, essendo quella, l’unica fotografia ritraente me ed Aidan insieme, che possedevo. Soltanto guardarla, mi faceva pensare alla mia prima competizione equestre, che vinsi pur essendo ancora una fantina così giovane ed inesperta .lasciandomi leggermente trasportare da quelle rimembranze, rimasi a guardare quella foto per alcuni istanti, dopodichè decisi di mostrarla anche ad Aidan. Pensai che forse, una fotografia come quella, sarebbe servita come mezzo atto a riportare alla mente dello stesso Aidan, almeno parte dei suoi ricordi. Quando gliela porsi, lui la prese delicatamente fra le dita, e iniziò ad esaminarla attentamente. In quel momento, Aidan sembrava voler carpire ogni singolo dettaglio di quella fotografia, proprio come farebbe un esperto investigatore sulla scena di un crimine. Io rimanevo lì, seduta accanto a lui, e non osavo proferire parola, al fine di non disturbare la sua concentrazione. Dopo pochi minuti, passati ad osservare la fotografia, Aidan posò il suo sguardo su di me. Io gli sorrisi, ma lui non mosse un muscolo. Poco dopo, notai che mostrava un alquanto strano interesse per il ciondolo che avevo al collo. Me l’aveva regalato mia madre tempo prima, e da allora, avevo deciso di portarlo sempre con me. Dopo averlo guardato per alcuni istanti, Aidan si complimentò per la rara e fine bellezza di quel ninnolo. Quel che mi sorprese, fu che nel farlo, pronunciò il mio nome. A sentirlo, fra la contentezza e l’incredulità, mi strofinai gli occhi, credendo di sognare. Non lo credevo possibile. Dopo un’amnesia durata per tre lunghi mesi, finalmente ogni singolo ricordo di Aidan, aveva trovato il suo posto nella sua memoria, proprio come gli ordinati tasselli di un intricato puzzle. Senza che avessi tempo di rendermene minimamente conto, la felicità, combinata con il mio umore, che si trovava alle stelle visto quanto era appena successo, prese il sopravvento su di me. Così, decisi di non rovinare l’atmosfera creatasi in quel momento e abbracciai Aidan tenendolo stretto a me. Lui ricambiò, stringendo ancora più forte, e coronando il tutto, con qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Un appassionato bacio sulle labbra. Quel magico momento ebbe la durata massima di circa un minuto, ma ciò non importava, poiché finalmente, mi sentivo davvero felice. Dopo quel meraviglioso momento, non mi accorsi che la contentezza mi aveva portato alle lacrime. Difatti, proprio in quel preciso istante, a mia completa insaputa, una mi stava rigando il viso. Accortosene, Aidan me l’asciugò, e io non potei fare a meno di sorridere. Subito dopo, con una naturalezza che non mi aspettavo di possedere, gli dissi che i medici si sbagliavano, e che io sapevo, dentro di me, che tutto sarebbe tornato alla normalità. Lui mi ringraziò, poiché anche quando nella sua mente, ogni ricordo era coperto da una fitta nebbia, lui ebbe cura di prendere a cuore il  mio gesto, unito a tutto ciò che avevo fatto per lui, durante l’intero periodo della sua permanenza in ospedale. Sorridendo, lo guardai negli occhi, e lo presi delicatamente per mano, conducendolo, finalmente, al di fuori di quell’arida e sterile stanza. Così, mano nella mano, raggiungemmo la sala d’attesa e lì incontrammo i nostri genitori. Non appena Aidan vide sua madre, la salutò stringendola in un abbraccio. Dopo averlo fatto, le raccontò come stava, descrivendo accuratamente la scomparsa di ogni sintomo della sua amnesia. Con mia grande sorpresa, aggiunse che tutto ciò era stato possibile, solo grazie al mio intervento. Nel dire ciò, mi strinse la mano. Ancora una volta, posso affermare di sentirmi felice, poiché i miei desideri, sono stati finalmente esauditi.

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