Compagni di sella – CAPITOLO XX

Sperare e credere

Senza neanche avere il tempo di accorgermi, altre due settimane se ne sono andate. La mia vita ha ripreso lentamente a scorrere, così come quella della mia intera famiglia. Al momento, ognuno di noi è concentrato sulla propria quotidianità. Tutti, eccetto me. Pur non dimostrandolo, infatti, non riesco a smettere di pensare all’incidente che ha avuto luogo a Phoenix. Da allora, come ripeto, sono trascorse due settimane, ma quell’orribile visione è ormai impressa nella mia memoria. L’intera vicenda, si è consumata davanti ai miei stessi occhi. Difatti, la prima ad aver visto Aidan cadere da cavallo, e conseguentemente perdere i sensi, sono stata proprio io. Di certo nessuno si sognerebbe mai di augurare un incidente del genere a qualcuno che ama, ma attualmente, questa si traduce, per tutti noi e per i genitori del povero Aidan, in una triste e dura realtà. Evitare di pensarci, è l’unico modo che ho di lenire il dolore, tuttavia non ci riesco, e far riaffiorare nella mia mente quel ricordo, equivale a versare del sale sulle mie fresche ferite aperte. I miei genitori capiscono perfettamente quanto io soffra a causa dell’incidente di cui è stato vittima Aidan, e tentano di consolarmi in ogni maniera possibile, ma purtroppo invano. Ora come ora, infatti, vorrei solo stare da sola, senza nessuno intorno, e con la sola e unica compagnia di me stessa. Sono giorni che tento disperatamente di dimenticare una volta per tutte l’accaduto, di farlo scomparire per sempre, eliminandolo dal magazzino dei miei ricordi, ma ogni tentativo di farlo, si rivela essere tristemente vano. In seguito a quel terribile incidente, Aidan ha iniziato a soffrire di amnesia parziale, che lo ha portato a cancellare, dalla sua memoria, ogni ricordo relativo agli ultimi sei mesi della sua vita. Ciò significa, che anch’io facevo parte della sua stessa vita, mentre ora non più così. Essere consapevole del fatto che Aidan non ricordi nulla né di me, né del nostro rapporto, è davvero avvilente. Attualmente, difatti, mi sento letteralmente messa da parte, proprio come un vecchio giocattolo sostituito da uno nuovo. In questa situazione, tutti i miei cari mi sono molto vicini, e apprezzo i loro sforzi nel farmi tornare il sorriso, e nel far scomparire il mio dolore, ma il punto è che quello che provo ora, è dolore emotivo e non fisico, il quale di norma, non scompare, ma si insinua nell’anima non venendone più fuori. La mia famiglia, continua insistentemente a ripetermi che devo avere pazienza, che tutto tornerà normale, e che presto potrò tornare a sorridere. Ancora una volta, affermo di sentirmi sollevata grazie all’affetto di cui i miei cari mi circondano, ma intanto la situazione, non accenna a cambiare neanche di una misera virgola. Da ormai due settimane, sto affrontando questo enorme dolore, ma penso che l’unica maniera esistente di farlo realmente scomparire, sia veder tornare le cose alla normalità, ragion per cui, ho deciso di prendere in mano la situazione, e di andare, assieme alla mia famiglia, a visita ad Aidan in ospedale. Lui afferma di non ricordare assolutamente nulla di me, ma io sono fiduciosa, e credo che da qualche parte, all’interno della sua memoria, qualcosa che gli ricorderà chi sono, esista. Bisogna solo che scavi più a fondo nei suoi ricordi. Per quanto riguarda l’andare a fargli visita, mia madre pensa che sia meglio aspettare fino a domani per farlo, ma stavolta sono completamente in disaccordo con lei. Fortunatamente, posso contare sull’appoggio dei mie cari zii, che hanno convinto mia madre a realizzare il mio desiderio. Così, dopo essermi accuratamente preparata, sono partita, assieme a mia madre, alla volta dell’ospedale in cui Aidan era ricoverato. Dopo un viaggio di circa mezz’ora, arrivammo finalmente a destinazione, e dopo essermi fatta comunicare in quale stanza Aidan si trovasse, ci sono subito entrata. Una volta lì, l’ho salutato, e gli ho detto che dovevo parlargli. Prima che potessi dare inizio a un discorso, lui mi disse che gli avrebbe fatto molto piacere parlare con qualcuno. Aggiunse che raramente riceveva visite, e che in quell’ambiente così arido, la solitudine non tardava mai ad arrivare. Le sue parole mi colpirono, e poco dopo ripresi da dove ero stata interrotta. Guardai Aidan negli occhi per pochi secondi, e poi mi misi a frugare all’interno della borsetta che mi ero portata. Dalla stessa, estrassi le lettere che io e lui ci eravamo reciprocamente scritti tempo prima. Gliene porsi una, e gli chiesi se riuscisse a riconoscere la calligrafia. Dopo averci provato, lui rispose di no, ed io, con molta pazienza, gli spiegai che era stato proprio lui a scrivere quella lettera, e che l’aveva indirizzata a me. Ciò che dissi, sembrò confonderlo, così presi in mano quella lettera, e la riposi con cura nella mia borsa. Non sapendo cos’altro fare, mi sedetti accanto a lui, e iniziai a parlargli di me. Gli ripetei come mi chiamavo, nella speranza che il mio nome riportasse in vita i suoi ricordi perduti, ma anche questo non servì a nulla. Rattristata, mi alzai in piedi, e mi diressi verso la porta della stanza, con il preciso intento di andarmene, e proprio mentre ero nell’atto di farlo, lui mi fermò. In quel momento, avevo appena afferrato la maniglia della porta, ma prima di andarmene mi girai per un’ultima volta verso di lui, che mi sorrise e mi ringraziò di avergli fatto visita. Gli sorrisi anch’io, dopodichè aprii la porta, e uscii dalla stanza. Non sono riuscita nel mio principale intento, ossia quello di fargli tornare la memoria, ma questo non importa, perché so che prima o poi la sua memoria tornerà. Per ora basta solo aspettare, sperare, e credere. D’altro canto, Roma non fu fatta in un giorno, perciò non devo arrendermi. Continuerò a provare, e un giorno, Aidan uscirà da questa situazione assieme a tutti i suoi ricordi. Forse ora, gli stessi sono assenti, ma sono sicura, che prima o poi ciascuno di essi riaffiorerà nella sua mente. Proprio come i medici, non sono in grado di predire quando questo accadrà, ma conservando la fiducia, aspetto che i ricordi di Aidan ritornino, e che assieme a loro, ritorni indietro anche l’Aidan che conosco e che amo.

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