Compagni di sella – CAPITOLO X

Il concorso

Giorno dopo giorno, un’altra settimana è lentamente trascorsa, lasciando inevitabilmente il posto all’inizio di una nuova. Ora come ora, a conti fatti, mancano soltanto tre settimane al giorno in cui, finalmente, prenderò parte al rinomato concorso ippico di Sydney, al quale ho deciso di iscrivermi circa tre mesi fa. Gli allenamenti sono e saranno duri, ma so che se desidero davvero dare il meglio di me, gli stessi sono una cosa seria, che non va assolutamente presa sotto gamba. Sfortunatamente, e con mia grande tristezza, poco tempo fa, sono stata costretta a interrompere gli allenamenti per un’intera settimana, a causa di un morso ricevuto dal mio cavallo Eros. Il morso in sé, non è stato sicuramente intenzionale, difatti non credo che il mio cavallo volesse ferirmi, anche se in realtà l’ha fatto. Quando sono stata morsa alla mano destra, ho provato dolore, e la ferita che ne è risultata, ha anche finito per sanguinare, facendo preoccupare non poco, sia mio zio Dylan, che il signor Brian, presenti al momento dell’incidente. Per fortuna, ora è tutto passato. Il dolore è svanito, la ferita è guarita, rimarginandosi completamente, senza lasciare tracce, salvo una piccola cicatrice sul dorso della mano. Attualmente, sono tornata in forze, e ho la ferma intenzione di trascorrere queste ultime tre preziose settimane di tempo, dedicandomi interamente agli allenamenti prima della gara, facendo della stessa, una mia priorità. La sessione di oggi, dedicata stavolta, al salto ostacoli vero e proprio, con gli stesso costituiti da sbarre di legno, è andata davvero bene, anche meglio della volta scorsa, essendo stata priva di incidenti di sorta, né tantomeno errori da parte mia o del cavallo. Tutto questo, a detta del signor Brian, che durante gli allenamenti, mi osserva sempre, pronto a dispensare utili consigli in caso di esitazioni, gioca a mio favore, poiché l’aver evitato imprevisti, dimostra un migliorato controllo sia del cavallo che delle mie emozioni. La scorsa volta, infatti, c’è da ammettere che mi sono leggermente spaventata e innervosita, per cui reputo, il fallimento nel salto dell’ultimo ostacolo, in parte colpa mia, anziché del mio stallone. Eros, si fida ciecamente di me, e come io stessa, sto piacevolmente notando, il nostro rapporto, a dispetto dei nostri trascorsi, non sembra essersi affatto logorato. Al contrario, credo che il giorno dell’incidente, lui stesso si sia realmente reso conto di avermi ferito, e questo è stato un errore da parte sua. Dal canto di mio fratello, Eros avrebbe dovuto essere severamente punito, considerata la gravità del gesto ai suoi occhi. Ad ogni modo io, non credendo all’efficacia e alla fama di cui godono le punizioni utilizzate nell’addestramento degli animali,ho preferito perdonare il mio stallone, suscitando, conseguentemente, l’orgoglio di mio zio, che è, peraltro, delle mie stessa idea. Per quanto riguarda la gara, come ripeto, manca ormai poco tempo alla fatidica data, perciò penso che la cosa migliore da fare, sia profondere il massimo impegno durante le ultime sessioni di allenamento che posso concedermi. Com’è ovvio, non ho esitato a fare delle pause brevi, ma frequenti, dato che, dopo quasi tre mesi di intensa pratica, la stanchezza cominciava a farsi sentire. Sfortunatamente, il tempo per riposare scarseggia, quindi, anche a detta di mio fratello, devo continuare ad allenarmi, senza lasciare che la spossatezza e il nervosismo prima della competizione, abbiano la meglio su di me. In questo caso, devo ammettere che Austin, ha ragione da vendere, poiché il consiglio che mi ha dato, è stato sapiente, e inoltre, io mi fido di lui, ragion per cui, ho deciso di seguirlo. Lentamente, ho cominciato a prendere consapevolezza del tempo attualmente a mia disposizione, procedendo poi, a dividerlo equamente, in modo da poter sfruttare al meglio ogni attimo. Il tempo scorre, e stiamo, lentamente ma inevitabilmente, arrivando alla conclusione di altre due settimane. Ultimamente, visto il mio da fare, e la mente completamente occupata dal costante pensiero della buona riuscita dei miei allenamenti a cavallo, il tempo sembra essere letteralmente volato, scivolandomi dalle mani, come una saponetta. Ogni persona della mia famiglia, è a conoscenza della mia partecipazione al concorso, compresi i miei genitori, che hanno promesso di andare a Sydney, nell’attesa di vedermi gareggiare. Nell’intero ranch, ognuno di noi, cominciando da me e finendo ai miei poveri zii, è ansioso. Inoltre, in tutta sincerità, posso affermare di avere i nervi letteralmente a pezzi. Anche se mi sono impegnata, ho fallito nell’intento di mantenere la calma. A breve, i miei zii, a cui si aggiungeranno mio fratello Austin, mia cugina Cassidy, e immancabilmente il signor Brian, mi accompagneranno allo stadio ippico di Sydney, in Australia. Durante il viaggio, tento con ogni mezzo di calmarmi, ma, a quanto pare, ogni singolo tentativo in merito, sembra essere vano. Data la lunghezza del viaggio stesso, mia zia mi ha suggerito di provare ad addormentarmi, ma anche questo stratagemma, non è servito a nulla. Intanto, mi rendo conto di stare avvicinandomi sempre di più alla mia meta, e nel frattempo, il mio nervosismo non sembra essere calato. Finalmente, dopo quasi un’ora di viaggio, siamo tutti arrivati, sani e salvi, nella vicina Sydney. Appena scesa dal camioncino di mio zio, mi sono avvicinata al rimorchio all’interno del quale, il mio cavallo Eros aveva viaggiato. Incapace di farlo, chiesi a mia zia Holly di aiutare Eros a scendere dallo stesso, e sorridendo, lei agì. Una volta che fu fuori dal rimorchio, Eros cominciò a scuotere la testa e nitrire, segno inequivocabile di paura e stress in un cavallo come lui. Essendo sua fantina, non volevo assolutamente che si innervosisse prima della gara, così mi avvicinai cauta, ed iniziai ad accarezzarlo. Poco dopo, quando Eros si fu calmato, cu avviamo verso l’entrata dello stadio. Una volta entrati, un uomo, che scoprii solo più tardi, essere il direttore di gara, mi mostrò l’ubicazione del percorso di gara, e dei box, unico posto a cui Eros poteva avere accesso oltre alla pista. La prima cosa che feci, fu per l’appunto rimanere nei box con Eros, in modo da avere un pò di tempo per calmarmi, tanto era il mio nervosismo. Rimasi lì con il cavallo, per circa cinque minuti, dopodiché uscii, e raggiunsi mio zio, che assieme agli altri, mi aspettava al di fuori degli stessi. Stavo camminando accanto a lui, e ad un tratto, mi venne in mente che all’inizio della gara, mancavano, approssimativamente, dieci minuti. Mi affrettai nel comunicarlo a mio zio, che mi disse, per l’ennesima volta, di calmarmi, affermando di dover farmi prima una persona. Subito chiesi di chi si trattasse, e lui rispose che era qualcuno di speciale, aggiungendo che dovevo seguirlo. Muta come un pesce, annuii e continuai a camminare. Prima che me ne accorgessi, sia io che mio zio, eravamo di nuovo davanti all’entrata dello stadio. Non ho parole per descrivere quanto fossi sorpresa in quel momento. Per un attimo mi strofinai gli occhi, incredula, poi guardai dritto davanti a me. Proprio accanto a mio fratello Austin, c’era mia madre. Erano mesi che non la vedevo, e anche se sapevo che avrebbe assistito alla mia performance in gara, pensavo di avere occasione di vederla e salutarla, solo alla fine della stessa. Non appena la vidi, le corsi incontro e l’abbracciai. Anche lei era felice di vedermi, e la cosa mi faceva piacere. L’unica pecca, è che qualche minuto dopo, sentii una voce provenire da un altoparlante. Attestava che la gara stava per iniziare, e che tutti i fantini avrebbero dovuto prepararsi. Per mia fortuna, sono un tipo previdente, e infatti, ero già pronta. L’unica cosa che mancava, era Eros, il mio cavallo. Così, veloce come un fulmine, corsi nei box, per sellarlo e raggiungere la pista assieme a lui. Secondo le regole, ogni partecipante gareggiava individualmente, poiché il piazzamento, era determinato dalla rapidità con la quale veniva completato il percorso di gara. Prima che venisse chiamato il mio nome, e quindi entrassi in pista per gareggiare, dovettero passare ben venti minuti. Allo scadere degli stessi, feci il mio ingresso in pista assieme ad Eros, che manteneva un passo calmo e composto. Al segnale di partenza, datomi dal direttore di gara, una manciata di secondi dopo il mio arrivo, strinsi le redini del cavallo, che subito iniziò a galoppare spedito. Superammo tutti gli ostacoli presenti sul percorso con gran maestria, eccetto per l’ultimo, che riuscimmo a superare commettendo però, un errore. Per colpa di una mia distrazione, Eros toccò, abbattendola, una delle sbarre metalliche che costituivano gli ostacoli. Nonostante ciò, completammo il percorso con un tempo, a detta dei giudici, magistrale per una principiante come me, ossia venticinque secondi e dieci. Ero davvero orgogliosa di me e del mio ottimo risultato, ma ad ogni modo, scontenta per l’errore stupidamente commesso e la penalità che ne conseguì. Comunque, decisi di non dare troppo peso alla cosa, uscendo con eleganza dalla pista, in modo da lasciarla libera, e a completa disposizione, del prossimo, nonché ultimo, fantino in gara. Il signor Brian, leggenda delle corse ippiche prima del suo ritiro, si complimentò con me per la magnifica prestazione, e dopodiché mi informò della possibilità per ogni fantino, di prendersi una pausa fra una prova e l’altra, a patto che gli stessi, ripresentino in pista in tempo per la successiva. Senza farmelo ripetere, colsi al volo quell’occasione, conducendo Eros, nel box a lui riservato, in modo tale da lasciarlo riposare. Prima di lasciarlo da solo, decisi di avvicinarmi in maniera tale da controllargli tutti e quattro gli zoccoli. Sapendo che aveva involontariamente colpito un ostacolo con una delle zampe posteriori, non avrei mai voluto che continuasse a gareggiare da ferito, così gliela sollevai lentamente, e la sua reazione mi spaventò tanto che mollai subito la presa. Difatti, ebbi a malapena il tempo di toccargli la zampa, che subito Eros iniziò a emettere lunghi nitriti di dolore. Non sapendo cosa fare, chiamai subito mia zia, che, accertatasi anche lei della condizione di sofferenza in cui il mio stallone si trovava, andò subito ad avvisare il veterinario della competizione. Subito dopo, Eros venne esaminato attentamente, e per fortuna, scoprii che il dolore che provava, era causato dall’eccessiva pressione che avevo esercitato sulla zampa stringendola. In quel momento, mi sentivo molto sollevata. D’altronde, se il mio cavallo si fosse in qualunque modo ferito durante la competizione, questo avrebbe comportato una sconfitta, e vista la situazione nella quale mi trovo, venire squalificata, sarebbe stato orribile. Circa una mezz’ora dopo la visita del veterinario, arrivò di nuovo il mio turno di scendere in pista per la seconda delle tre prove di cui si componeva il concorso. La seconda prova, consisteva in una gara di cross country, leggermente diversa dal salto ostacoli, poiché gli stessi, sono stavolta costituiti da elementi naturali, come tronchi, rami, o anche piccole fosse appositamente scavate nel terreno. A essere sincera, visto i miei trascorsi durante gli allenamenti, non ho alcuna dimestichezza con questa prova, per cui c’è da ammettere che sono un pò nervosa, ma, volendo essere ottimista, credo che non avrò problemi di sorta. Come di consueto, arrivai sul terreno di gara, pronta per una seconda performance, che spero vivamente sia migliore della prima, visto lo sciocco e potenzialmente evitabile, errore commesso nella prima manche di gara. Con mia grande sorpresa ed incredulità, io ed Eros ce la siamo cavata benissimo, disputando un round pulito e stavolta privo di penalità. Più tardi, ci fu di nuovo un momento di pausa per cavalli e fantini, del quale approfittai per ricevere un iniezione di coraggio da parte di mio zio, del signor Brian, e di tutti i miei sostenitori. Poco dopo, arrivò il momento dell’ultima e decisiva prova facente parte della gara, che, a causa di un improvviso e completamente inaspettato cambio di programma, non fu la consueta prova di corsa, ma bensì di dressage, detta anche gara d’addestramento, nella quale i cavalli e i fantini, danno prova del loro legame, in quanto quest’ultimo impartisce al cavallo comandi semplici, che vanno dal controllo del passo, ai salti, alla brusca interruzione di una galoppata. Appartenendo alla categoria riservata ai principianti, ho potuto mostrare ai giudici di gara, solo la capacità di controllo del passo e interruzione del galoppo. Per tutta la durata della prova, ossia circa cinque minuti, ho fatto eseguire, alternativamente, ad Eros questi due esercizi, ottenendo, alla fine della stessa, il punteggio massimo ossia dieci su dieci. Ero davvero felicissima di quella prestazione, così, una volta lasciata la pista, condussi Eros nel suo box, e lì mi dedicai ad una delle sue attività preferite, la strigliatura. I cavalli sono animali sensibili, e come è risaputo, essere strigliati o accarezzati, li aiuta a calmarsi. Questa tecnica, a mio dire, sembra davvero aver funzionato, poiché Eros sembra essersi tranquillizzato. D’altronde, ho notato che per quanto riguarda la gara alla quale abbiamo partecipato, la stessa ha stressato non poco sia me che lui, perciò, una sosta nei box, è quello che serviva ad entrambi. Difatti, dopo esserci presi questa piccola pausa all’interno dei box, ci sentiamo davvero meglio, come se ci fossimo entrambi appena tolti un enorme peso di dosso. Inoltre, sono venuta a sapere dagli altri fantini partecipanti, che fra ci verranno annunciati i risulti del concorso, e ad essere sincera, non vedo l’ora di scoprire che piazzamento ho ottenuto. A dirla tutta, spero di vincere, ma l’importante rimane l’aver partecipato. Ad ogni modo, i risultati ci verranno comunicati a breve, e proprio come quando sono arrivata, il nervosismo sta prendendo il sopravvento su di me. I minuti scorrono, e la tensione fra noi fantini sale. Fortuna vuole che io non sia l’unica ad essere nervosa, infatti, fra una preoccupazione e l’altra, ho fatto amicizia con uno degli altri fantini, un ragazzo di nome Aidan. Lui è forse una delle poche persone, oltre ovviamente ai componenti della mia famiglia, ad essersi mostrato gentile con me in ogni occasione. Infatti, nei momenti di pausa, o comunque ogni volta che poteva, non esitava a confortarmi, tirarmi su di morale o consigliarmi. Per la cronaca, Aidan è un fantino molto più esperto di me, benché appartenga alla mia stessa categoria e questa sia la sua prima gara. Comunque sia, ho speso la maggior parte del tempo a mia disposizione per riposarmi, a chiacchierare del più e del meno con lui, fino a che non siamo stati tempestivamente avvertiti della consegna dei premi ai vincitori di questo concorso. Veloci come fulmini, siamo tornati in pista pronti a ricevere i nostri premi, e con mia grande sorpresa, io ho ricevuto il primo, consistente in una coccarda di color azzurro e oro. Aidan si è classificato secondo, ragion per cui non ha vinto, ma la cosa non sembra toccarlo minimamente, né pare in alcun modo essere geloso della mia vittoria, poiché, al contrario, è venuto a congratularsi con me, proprio come il resto della mia famiglia. In tutta sincerità, credo che le persone più orgogliose di me e di questo traguardo da me raggiunto, siano proprio i miei genitori, il resto della mia famiglia, il mio allenatore, e infine proprio lo stesso Aidan. Ad ogni modo, ora che siamo giunti alla fine del concorso, le nostre strade si dividono, ma non posso negare, che un giorno, magari non troppo lontano, spero vivamente di poterlo rincontrare.

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