Compagni di sella – CAPITOLO IX

Duro lavoro

Due giorni fa, in vista di un’importante competizione equestre alla quale parteciperò, mio zio mi ha promesso che mi avrebbe fatto conoscere un suo caro amico, in modo che avessi qualcuno pronto a monitorare i miei progressi nell’equitazione, facendomi da allenatore. La scelta è caduta sul signor Brian, vecchio conoscente di mio zio, appassionato di equitazione proprio come me. Mio zio gli ha parlato della gara alla quale intendo prendere parte il mese prossimo, e lui ha accettato, di buon grado, di aiutarmi con gli allenamenti. Finalmente oggi, lo incontrerò, e potrò, grazie al suo aiuto e alla sua disponibilità, iniziare le mie sessioni di allenamento, vitali per il buon piazzamento, se non la vittoria della gara. Parlando con mio zio degli allenamenti, nel tentativo di capire come avrebbero funzionato, ho capito che quel che conta, prima dell’inizio degli allenamenti stesi, è fare una buona impressione sul signor Brian, che, dal canto di mio zio, sarà il mio futuro allenatore. Sostiene che mostrargli le mie capacità, prima di iniziare a lavorare, sia un ottimo modo per far sì che si renda conto dei miei punti di fora e delle mie debolezze, cosa da poter limare alcuni lati delle mie prestazioni. Ci sono volute ben tre ore di attesa, perché il signor Brian raggiungesse il ranch dei miei zii, ed io lo conoscessi, ma fortunatamente, il gioco valse decisamente la candela. Quando finalmente arrivò, io mi presentai, e dopodiché, lui asserì di voler vedere come me la cavavo in sella. Disse che era un modo come un altro, per avere prova delle mie capacità. In fondo, mio zio e il signor Brian si conoscono letteralmente da una vita, perciò hanno entrambi avuto modo di parlare di me, della competizione, e delle mie abilità, anche prima di questa cortese visita, per cui ora, il signor Brian sembrava davvero curioso di vedermi cavalcare. Ovviamente, decisi di accontentarlo, e senza perdere neanche un attimo di tempo, corsi nella stalla a prendere Eros, il mio cavallo, con la precisa intenzione di portarlo all’interno del recinto davanti casa dei miei zii, e montargli in sella. Ebbi appena il tempo di mettere in atto il mio piano, che subito il signor Brian si complimentò con me per le splendide condizioni del manto di Eros, lucido e sano come sempre. Lo ringraziai del complimento, e subito dopo salii in groppa al cavallo. A dir la verità, non mi andava di strafare, né di mostrarmi esibizionista agli occhi di mio zio e dello stesso signor Brian, perciò mi limitai a galoppare intorno al recinto. Prima di iniziare a cavalcare, spronai leggermente Eros per invitarlo a muovere qualche passo, e di lì a poco, il cavallo si lasciò andare ad un galoppo privo di esitazioni. La cavalcata durò solo pochi minuti, ma quel lasso di tempo bastò al signor Brian per rendersi conto della mia bravura come fantina. Quando finalmente scesi dalla groppa di Eros, il signor Brian mi fece ancora una volta i complimenti, mi sorrise, e ci stringemmo la mano. Subito dopo avermela stretta, affermò che sarebbe stato ben felice di prendermi sotto la sua ala come allieva, aggiungendo che, in tal modo, avrei anche potuto accrescere le mie capacità in vista dell’importante competizione equestre a cui parteciperò. Il signor Brian mi ritiene una fantina provetta, sostenendo fermamente che, fra tutti i fantini che ha avuto il piacere di allenare, non ce n’era mai stato uno come me. A suo dire, io ero ben diversa dagli altri, che in genere, tendevano a essere alquanto egoisti, e a pensare solo ed esclusivamente ai propri interessi e al proprio benessere, anziché prestare attenzione anche ai propri cavalli. Egli stesso, è anche orgoglioso del fatto che io non sia per niente simile ai suoi precedenti allievi, e continua a ripetere che la cosa mi fa davvero onore. Ricevere tutti questi complimenti da parte di una persona tanto onesta, gentile, e di buon cuore come il signor Brian, mi rende davvero felice, poiché gli stessi sono una vera e propria testimonianza del mio talento. Inoltre, devo confessare che sono veramente felice di aver fatto una così buona impressione, su questo vecchio amico di mio zio, perché, alla fin fine, quando si fa la conoscenza di una nuova persona, la cosa che conta di più, è il primo impatto che si ha con la stessa. Mio zio, ha avuto un’altra occasione per parlare con il signor Brian, e quel che è ancora meglio, gli ha permesso di restare al ranch, in modo tale che possa efficacemente aiutarmi con gli allenamenti, fino al giorno della gara. L’intera faccenda ha, per ognuno di noi, valore positivo, e inoltre, visto come stanno attualmente le cose, non vedo davvero l’ora di iniziare ad allenarmi. Mia zia Holly dice che non c’è nessuna fretta, dato che, al fatidico giorno, manca ancora un mese. Pensandoci meglio, ho deciso di darle retta, ed evitare di affrettare le cose, ma ad ogni modo, il mio entusiasmo rimane immutato. Infatti, oggi, dopo giorni di lunga attesa, inizierò finalmente un programma di allenamento preparato da mio zio e dal signor Brian, appositamente per me. La competizione equestre, è stata pubblicizzata anche sul giornale locale, e leggendo un articolo che la riguardava, mio zio ha avuto modo di scoprire che la gara sarà articolata in tre diverse fasi, ossia cross country, salto e corsa, tre discipline ippiche alla base delle competizioni in genere. Per ognuna delle tre specialità che dovrò affrontare il giorno della gara, mio zio e il signor Brian hanno preparato tre diversi percorsi all’interno del recinto davanti casa. Fortunatamente, ho avuto l’opportunità di scegliere da quale iniziare, e ho subito optato per il cross country, attività meglio conosciuta come corsa libera, nella quale, gli ostacoli da superare, sono all’interno dell’ambiente naturale entro cui la gara si svolge, e costituiti perciò da grossi tronchi, arbusti, o lunghi rami presenti sul terreno di gara. Vista la mia scelta, però, abbiamo dovuto spostare la sessione d’allenamento dal recinto, alla vicina prateria. Per quasi tutta la sua durata, l’allenamento andò bene, infatti, dei dodici tronchi che mi era stato detto di superare saltando, sono riuscita a passare oltre undici, ma sia io che Eros, per nostra sfortuna, abbiamo avuto qualche problema con l’ultimo. Difatti, non appena eravamo in procinto di avvicinarci e superare con un salto l’ultimo tronco sulla nostra strada, Eros, per qualche strana ragione, ha deciso di fermarsi di colpo, e iniziare ad indietreggiare impaurito. Io, che in quel preciso momento non capivo affatto cosa gli stesse succedendo, strinsi forte in mano le redini per convincerlo ad andare avanti, ma ottenni, come unico risultato, un morso da parte del cavallo. Il morso in sé, non fu per nulla doloroso, ma mio zio e il signor Brian, che erano lì con me al momento dell’accaduto, si preoccuparono, e decisero di farmi scendere subito da cavallo. Io obbedii senza dire una parola, ma in quel momento, un dubbio mi sorgeva. Nonostante mi sforzassi, non riuscivo proprio a capire per quale ragione Eros mi avesse morso. Ad ogni modo, io, mio zio, e il signor Brian, decidemmo di comune accordo, di sospendere per un giorno gli allenamenti. A essere onesta, avrei di gran lunga preferito non interromperli, poiché sapevo bene che, per quanto strano, un motivo collegato al morso ricevuto dal mio cavallo doveva esistere, anche se non ne ero minimamente a conoscenza. Mi sono posta quella domanda, varie volte in tutto il pomeriggio, ma purtroppo, la stessa non ha ancora trovato risposta. Così, nel tentativo di distendermi i nervi, ed evitare di pensarci, ho deciso di farmi una chiacchierata con Austin. Io e lui stavamo discutendo del più e del meno, quando ad un tratto, Austin notò, sorpreso, la ferita sulla mia mano, segno del morso ricevuto da parte di Eros. Mi chiese se facesse male, ed io risposi di no, e dopodiché asserì, con grande sicurezza, che secondo lui, dopo un gesto del genere, il mio cavallo avrebbe dovuto essere frustato. A quelle parole, mi arrabbiai molto, ma decisi di non rispondere, per evitare inutili diverbi. Personalmente, non frusterei mai Eros, anche perché credo che mordendomi, abbia, a modo suo, cercato di dirmi qualcosa. Ho tentato di dare un senso al suo gesto, pensandoci per lungo tempo, e poi, all’improvviso, ho capito. In effetti, la prateria dove avevo deciso di allenarmi, era la stessa dove aveva avuto luogo l’incidente di mia cugina Cassidy, a causa del quale anche Eros, si era molto innervosito. Onestamente, non posso biasimarlo, poiché evidentemente, ha voluto semplicemente evitare che la stessa cosa, accadesse a me. Ai miei occhi, è davvero sorprendente, quanto io e Eros siamo riusciti a legare in appena un anno. Anche mio zio e il signor Brian, hanno notato quanto forte sia riuscito a diventare il mio legame con Eros, e devo dire, di andarne davvero fiera. Comunque sia, il lavoro non è ancora finito. A breve riprenderò gli allenamenti, e presto parteciperò alla tanto sospirata gara, che, a dirla tutta, spero davvero di vincere.

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