Compagni di sella – CAPITOLO IV

Quel che non ti aspetti

Anche oggi, il sole splende alto nel cielo, che è, fortunatamente azzurro e limpido come ci si aspetterebbe in ogni mattina d’estate. Questa mattina, io e Austin ci siamo svegliati di buon’ora, date le nostre abitudini di ragazzi mattinieri quali siamo. Sin dal risveglio, ha lentamente inizio la nostra routine quotidiana, consistente principalmente nello svegliarci, lavarci, vestirci, e subito dopo andare ad aiutare gli zii svolgendo degli utili lavoretti connessi alla manutenzione del ranch, della stalla, e dei cavalli stessi. Tutto ciò, agli occhi di chi non ci è abituato, può sembrare solo e soltanto una serie di mansioni gravose e noiose, ma per come sia io che Austin la pensiamo, non è affatto così. Durante lo svolgimento di quelle mansioni, infatti, si ha l’occasione di passare del tempo all’aria aperta, a contatto con la natura e le bellezze che essa stessa ha da offrire, cosa nettamente migliore, sempre secondo il nostro pensiero, di rimanere al chiuso, da soli, e quasi sicuramente con gli occhi incollati ad uno schermo televisivo e la mente vuota, priva di alcun pensiero costruttivo. Io credo che chiunque dovrebbe, almeno per una volta, fermarsi a riflettere e pensare attentamente a come si sta spendendo la propria vita, il proprio prezioso e limitato tempo. Al giorno d’oggi, è largamente risaputo, che l’ozio, sia il padre di tutti i vizi, e onestamente, sono ben felice di non essere una persona pigra. Sono, al contrario, una ragazza molto attiva, che cerca sempre di impiegare il suo tempo nel migliore dei modi, e che, per abitudine, fa tesoro di tutto quello che le accade, di ogni evento, aspettato o meno, che caratterizza, e fa quindi conseguentemente parte della sua vita. Parlando per l’appunto, di eventi inaspettati, stamattina, mentre io e Austin stavamo dando, assieme ai nostri zii, da mangiare alle galline, è successo qualcosa che ci ha davvero spaventato. Eravamo tutti concentrati sulle galline, e ad un certo punto, iniziammo entrambi a sentire degli strani rumori provenire dalla stalla. Sorpresi e preoccupati, decidemmo di sospendere la precedente attività, per andare subito a controllare. Una volta arrivati, ci accorgemmo subito che qualcosa non andava. Trovammo entrambi i nostri cavalli tremanti, ciascuno nel proprio box, che nitrivano e scalciavano impauriti e letteralmente madidi di sudore. Inizialmente, sembrava che all’interno della stalla fosse tutto a posto, ma sapevamo che doveva essere una ragione precisa circa la paura mostrata dai cavalli. Continuammo a ispezionare la stalla, e all’improvviso, notai che da un buco nel muro, era venuto fuori un orribile topo. Alla vista di quell’orrendo, seppur piccolo animale, mi allarmai, e corsi subito, assieme ad Austin, fuori dalla stalla stessa, in modo da avvisare mia zia di ciò che avevo appena visto. A quella notizia, lei sbiancò, e si precipitò all’interno della stalla con in mano una scopa, con l’intenzione di eliminare, una volta per tutte, il minuscolo invasore. Il topo però, diede parecchio filo da torcere a mia zia, poiché, piccolo com’era, riusciva a sfuggirle e nascondersi, ogni volta che lei cercava di colpirlo. La situazione cambiò qualche minuto dopo, quando finalmente, con un singolo colpo di scopa, mia zia riuscì finalmente a liberarsi di quel dannato topo, che tra l’altro, ci aveva solo arrecato fastidio, e seminato scompiglio nell’intera stalla. Subito dopo esserci liberati di quel fastidiosissimo topo, io e Austin ci avvicinammo subito io e a Eros, e lui a Perla, nel tentativo di calmarli e far passare loro la paura. Fortunatamente, ci riuscimmo. Difatti, i cavalli si calmarono subito dopo averci visti entrare nei loro box. Anche se ad averli impauriti, era stato un semplice topo, che per noi non è nulla di spaventoso, evidentemente lo è stato per loro. L’importante è che tutto si sia risolto per il meglio, e che entrambi i cavalli ne siano usciti completamente illesi. Il topo, volendo, avrei potuto benissimo morderli, e visto che di solito, il morso di un topo, non lascia cicatrici, graffi o segni di evidenza alcuna, io e Austin, dopo aver calmato a dovere i cavalli, li abbiamo esaminati attentamente dalla testa alla coda, per scongiurare eventuali morsi in qualche punto del loro corpo  da parte del topo stesso. Ci siamo subito preoccupati di controllare scrupolosamente il corpo dei cavalli, così da poter intervenire tempestivamente, nel caso in cui avessimo trovato qualunque tipo di ferita. Per nostra fortuna, i cavalli non erano feriti, e questo ci ha davvero risollevato. In ogni caso, nessuno di noi è ancora riuscito a capire come mai un topo sia riuscito a entrare nella stalla. Pensandoci, mi è ritornato in mente il fatto di aver visto un buco nel muro della stalla stessa, pertanto, decisi di mettere mia zia al corrente della cosa. Ovviamente, sapevamo di non poter assolutamente lasciare che animali così piccoli, fastidiosi e pericolosi per i cavalli, come i topi, continuassero a rimanere indisturbati all’interno della stalla, così ci tornammo, e decidemmo di controllare, in modo da renderci conto dell’eventuale presenza di ulteriori topi nella stalla. Fortunatamente, scoprimmo che quello di cui ci eravamo liberati poco prima, era l’unico presente. Quando si vive in un ranch come i miei zii, animali piccoli e fastidiosi quali topi, zanzare e locuste, possono dimostrarsi un serio problema, poiché peggiorano la qualità della vita, essendo molto spesso, questi apparentemente innocui e minuscoli animali, portatori di gravi malattie, fra cui rabbia e malaria. Imprevisti del genere vanno, se possibile, evitati, poiché a volte, un piccolo problema, che inizialmente si riesce a gestire, rischia seriamente di ingigantirsi, o peggio, di crearne altri più seri. Di questo, i miei zii, sono completamente consapevoli, quindi, non c’è affatto da meravigliarsi se li si vede passare la maggior parte delle loro giornate, badando sia ai cavalli, che al resto dei loro animali da cortile. Stranamente, nostra cugina Cassidy, loro figlia, non sembra interessarsi minimamente al duro lavoro svolto quotidianamente dai genitori, né prova ad aiutarli, così da diminuire, almeno in parte l’enorme mole di lavoro che, il più delle volte, costretti ad affrontare da soli. Per essere in grado di svolgere efficientemente il loro lavoro, hanno bisogno di tempo ed energia, che hanno, ma che non basta. Per questo motivo, ora che passiamo l’estate da loro, sia io che Austin cerchiamo sempre, in ogni occasione, e molte volte anche spontaneamente, di dar loro una mano. A nessuno di noi due piace vederli stanchi e spossati, perciò per evitare che si stanchino troppo, siamo io e Austin a farci carico di parte del lavoro, dividendocelo in parti uguali. Gli zii apprezzano i nostri sforzi, infatti, non smettono mai di farcelo sapere, ringraziandoci ogni volta che possono. Ogni persona ha bisogno di aiuto una volta o l’altra, perciò, offrire il proprio ogni volta che si può, non è mai sbagliato, e questa, è una cosa da ricordare.

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4 thoughts on “Compagni di sella – CAPITOLO IV

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