Compagni di sella – CAPITOLO III

Chiarimenti

Dopo circa una settimana di tempo, oggi, mi sono finalmente decisa a parlare con Austin del problema che mi tormenta da giorni. Avrei dovuto farlo tempo fa, ma ho preferito aspettare e raccogliere le idee circa il da farsi prima di agire, poiché è ormai risaputo che ci si può pentire se si fanno scelte non ragionate. Ad ogni modo, oggi sono riuscita a parlare con Austin, e dalla nostra discussione, è emerso che, avendomi visto cavalcare in quel modo la settimana prima, aveva provato una leggera gelosia, ma nulla che una sana conversazione, non potesse curare. Aver scoperto che Austin non è affatto geloso né arrabbiato con me, mi fa davvero sentire sollevata. Dopo aver discusso della presunta gelosia di Austin nei miei confronti, che alla fine si è rivelata innocente e priva di qualunque fondamento, ci siamo abbracciati, lui si è scusato con me per l’accaduto, e mi ha chiesto consigli su come domare Perla, la giumenta di cui è recentemente, seppur con qualche problema, diventato fantino. Accettando di aiutarlo, ho chiesto ad Austin di condurmi nella stalla, perché volevo capire che tipo di problema avesse Perla. A prima vista, la giumenta non sembrava avere problema di sorta, così chiesi ad Austin di avvicinarlesi, e proprio in quel momento, qualcosa in Perla scattò. Non appena vide mio fratello avanzare verso di lei, di colpo si ritrasse, nitrendo impaurita. Teneva le orecchie basse e tremava, così mi girai verso Austin e gli spiegai cosa c’era che non andava. La scena a cui avevo assistito poco fa, aveva chiarito non poche cose, fra cui una molto importante. Perla aveva chiaramente paura di Austin. Quando glielo dissi, lui rimase letteralmente allibito. Non riusciva a credere che quella giumenta potesse temerlo, eppure era così. Non sapeva cosa fare, così mi chiese di nuovo consiglio. Io non potei fare altro che suggerirgli di essere meno irruento e più calmo con lei, e il resto sarebbe venuto da sé. Felice, Austin mi ringraziò, affermando che senza il mio aiuto, non sarebbe mai riuscito a capire cosa non andava in Perla. Io gli spiegai, mantenendo la calma, che il vero problema non stava affatto nella sua giumenta, ma in lui stesso. A sentire le mie parole, Austin mi guardò, senza capire quello che intendessi. Sospirai, e subito dopo tentai di spiegarmi meglio. Probabilmente lui non ricordava, ma la prima che montò in sella a Perla, la spaventò e venne disarcionato, perciò glielo ricordai, e in seguito aggiunsi che doveva fare in modo che non accadesse più. Più tardi, quel pomeriggio, gli parlai delle tecniche utilizzabili per domare i cavalli. Ne esistono molte, tutte diverse l’una dall’altra, ma personalmente, io ne utilizzo solo una, che consiste nell’avvicinarsi al cavallo che si intende domare, parlargli piano, mantenendo un tono di voce basso e pacato, e dopodichè, iniziare, sempre lentamente, ad accarezzarlo. Utilizzando questo metodo di doma, in poco tempo l’animale capirà di non dover temere il fantino, poiché capirà di ricevere solo ed esclusivamente attenzioni e mai punizioni. Gli consigliai di utilizzare quest’ultima, lui accettò il consiglio ricevuto, e fece subito una prova. Da quel momento in poi, Austin stesso notò con piacere, che Perla non era più intimorita da lui, bensì accettava venire avvicinata, accarezzata, e perfino sellata. Onestamente, sono grata di essere riuscita ad aiutare Austin a migliorare il suo rapporto con Perla, poiché amo gli animali, e dispensare consigli circa come debbano essere trattati, mi fa stare bene. Sono sempre felice, quando so di poter dare una mano a qualcuno in un modo o nell’altro, per cui, cerco sempre di rendermi utile, e di essere a disposizione altrui, senza ovviamente, aspettarmi nulla in cambio. Sono una persona generosa e di poche pretese, perciò, per quanto sta nelle mie possibilità, tendo sempre una mano a chi me lo chiede. L’unica pecca, a detta della mia famiglia, è che al giorno d’oggi, esistono pochissime persone con il mio stesso carattere, e hanno ragione di affermarlo, poiché, a parer mio, è un gran peccato. Sfortunatamente, si può fare ben poco per tentare di cambiare i modi di essere e di fare di una persona, perciò, nella maggioranza dei casi, i tentativi risultano infruttuosi. Ad ogni modo, ogni persona è quella che è, e penso che ogni singolo individuo, per quanto diverso da sé stessi, vada accettato, differenze e difetti compresi.

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3 thoughts on “Compagni di sella – CAPITOLO III

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