Compagni di sella – CAPITOLO I

Come tutto ha inizio

Sono Jessica Prescott, figlia minore della famiglia Prescott, composta per l’appunto da mia madre Angela, mio padre George, mio fratello Austin, e infine me. Noi quattro conduciamo una vita tranquilla e priva di preoccupazioni in una casa di campagna, non lontano dal centro abitato, e non è raro che io e Austin veniamo mandati a passare l’estate nel ranch appartenente ai nostri zii Dylan e Holly. Loro non hanno figli, eccetto per Cassidy, una ragazza di appena tredici anni, che è quindi più piccola sia di me che di Austin, che, al contrario, ne abbiamo sedici, ossia tre più di lei. Anche quest’estate, come ogni anno del resto, ci siamo preparati per andare a stare dagli zii, che, stando a ciò che dice mia madre, non vedono l’ora di rivederci. Ricordo ancora la prima volta che i miei genitori mi portarono dagli zii. Ero solo una bambina, eppure, a distanza di anni, quel ricordo rimane indelebile e fisso nella mia memoria. Sin dalla prima volta in cui ho avuto l’occasione di visitare il loro ranch, è nata in me una grande passione per gli animali, e in particolare, per i cavalli. Il mio desiderio è infatti, quello di imparare, un giorno o l’altro, ad andare a cavallo. Secondo mio padre, l’annuale visita agli zii, potrebbe essere la migliore delle occasioni per trasformare questo mio sogno, in realtà. Così ho deciso, senza esitare di cogliere al volo quest’occasione.  Quando io e Austin siamo arrivati a casa dei nostri zii, li abbiamo subito salutati, e loro hanno ricambiato, affermando di essere felici di rivederci. Ovviamente io non vedevo l’ora di mettere al corrente mia zia, del fatto che volessi imparare a cavalcare. Ad ogni modo, non glielo dissi subito, ma preferii aspettare qualche giorno. In ogni caso, dopo circa una settimana, mi decisi, e parlai con mia zia del mio desiderio. Quando glielo dissi, lei si mostrò alquanto sorpresa, poiché evidentemente, non si aspettava che glielo dicessi. Nonostante ciò,  lei decise, assieme a mio zio, di appoggiarmi completamente, sostenendo che sarebbero stati loro ad insegnarmi a cavalcare. Com’è ovvio, però, dovemmo procedere a piccoli passi, senza affrettare le cose. Cominciammo dalle basi, difatti, la prima cosa che imparai fu come prendermi cura di un cavallo. Con il tempo, imparai anche la cosa più importante, che può definirsi insegnamento iniziale e basilare dell’ equitazione come attività, ossia, come domare un cavallo. La doma, è uno dei passi più importati nell’addestramento del cavallo stesso, poiché insegna all’animale a non avere nulla da temere, e che può fidarsi del fantino, ossia la persona che lo cavalcherà. Una volta che imparai la teoria, cosa per la quale mi ci vollero all’incirca tre giorni, mia zia disse che era arrivato il momento di passare alla pratica. Per fare pratica, in quel momento, l’unica cosa che mancava, era per l’appunto un cavallo. Perciò, i miei zii decisero di condurmi alle stalle del loro ranch, che non avevo mai visto prima. Visto che era la mia prima volta, e che ero lì con loro per imparare a cavalcare, mi venne concesso di scegliere, fra quelli presenti nei vari box, il cavallo che avessi voluto cavalcare, e che, di conseguenza, sarebbe diventato mio. Ne esaminai cinque, ma quello che mi colpì di più fu un bellissimo stallone nero. Stranamente, veniva tenuto in un box piuttosto lontano dagli altri, e me ne chiesi il perché. Mio zio, mi rispose che lo tenevano lontano dagli altri cavalli, perché aveva avuto un passato difficile. Prima che lo trovassero e lo prendessero con loro, era stato maltrattato dal precedente padrone, al punto da non essere a suo agio, neanche con accanto i suoi simili. Per lungo tempo, entrambi i miei zii avevano cercato di indurlo a fidarsi di loro e degli altri cavalli presenti nel ranch, ma purtroppo senza risultati concreti. A sentirne la storia, provai pena per quel povero stallone, così lo scelsi. La scelta che feci, lasciò stupiti i miei zii, che tentarono di dissuadermi e farmene scegliere uno diverso. Ad ogni modo, rimasi fedele alla mia decisione, così, alla fine, i miei zii condussero il cavallo fuori dal box, portandolo all’interno di un vicino recinto, situato proprio al di fuori della stalla stessa. L’impresa non fu affatto facile, poiché ogni volta che gli venivano mostrati i finimenti, si innervosiva, e finiva per iniziare a scalciare. A quel punto,  mio zio si allontanò da lui per evitare di venire, seppur accidentalmente, ferito. Subito dopo, chiesi se mi era possibile avvicinarmi al cavallo, e ottenni il permesso. Procedevo lentamente, muovendomi in maniera cauta, poiché volevo evitare di spaventarlo ulteriormente. Quando gli fui abbastanza vicina, gli appoggiai delicatamente la mano sul fianco, e il cavallo lasciò fare, calmandosi quasi istantaneamente. Poco dopo, iniziai ad accarezzarlo, e dopodichè, a parlargli. Nel fare ciò, utilizzavo un tono di voce pacato, e notavo che più gli parlavo, più il cavallo si mostrava calmo. Alla vista di ciò che stava accadendo, i miei zii mi chiesero come fossi riuscita a calmarlo, e io risposi asserendo di aver semplicemente messo in atto le mie conoscenze. Ai loro occhi, era ormai chiaro che ero riuscita, con successo, a domare quel cavallo, perciò mi chiesero che nome volessi dargli, e io, dopo averci pensato per qualche minuto, scelsi di volerlo chiamare Eros, parola greca che significa amore. Ho scelto questo nome, per un semplice motivo, ossia perché penso che quello di cui questo cavallo ha bisogno, sia, per l’appunto, affetto, che gli è mancato per tutto quel tempo. Passai la settimana successiva, dedicando quasi tutto il mio tempo libero, a Eros. Di giorno in giorno, sentivo che il nostro legame si rafforzava, e i miei zii erano, a detta loro, orgogliosi dei traguardi da me raggiunti nello spazio di appena una settimana. Non riuscivamo a credere al fatto che io, una fantina alle prime armi, con pochissima esperienza alle spalle, fossi riuscita a domare e conquistare la fiducia di uno stallone selvaggio. Sia i miei zii che mio fratello Austin, che è fra l’altro venuto a sapere della mia abilità da poco tempo, continuano a chiedermi in che modo io sia riuscita a fare ciò che ho fatto, e ogni volta, do la stessa risposta. Ho fatto solo quello che mi è stato insegnato, nulla di più, e il resto è venuto da sé. Ad essere sincera, neanche io mi aspettavo di riuscire a fare una cosa del genere, eppure è la realtà, e io non posso che esserne immensamente felice. Stando a ciò che mi ha detto mia zia, ora che ho conquistato la fiducia di Eros, il prossimo passo, è provare a cavalcarlo. Personalmente, non sono mai salita in groppa ad un cavallo, e ora che so che domattina potrò cavalcare Eros per la prima volta, sono davvero felicissima all’idea e ammetto di non stare nella pelle, poiché ciò che mi separa dal cavalcare Eros è appena un giorno di tempo.

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