Amore e dolore – CAPITOLO IX

La confessione

Il tempo continua a passare, come è inevitabile, e con l’andar dello stesso, dei cambiamenti, a volte piccoli e quasi invisibili, altre grandi e davvero importanti, vengono portati nella vita di ogni persona. Oggi, tutto sembra andare per il verso giusto, senza alcun problema. La giornata odierna, appena iniziata, prosegue liscia come l’olio mantenendo i soliti ritmi. Ad ogni modo, alcuni comportamenti di nostra madre, che hanno iniziato ad avere luogo sin da stamattina, mi lasciano alquanto perplessa. È insolitamente taciturna, ed è tutta la mattina che evita di parlare sia con me che con Melanie. Non so perché lo faccia, ma in ogni caso, preferisco non pensarci. In fin dei conti, può essere che stia semplicemente avendo una brutta giornata, e che voglia evitare che il suo seppur momentaneo malessere, abbia impatto su noi figlie. La giornata, alla fine volse al termine, ed inevitabilmente, arrivò la sera. Nostra madre stava, come al solito, preparando la cena, ed io la stavo aiutando ad apparecchiare la tavola. Ogni cosa in cucina sembrava tranquilla, e mentre mettevo con cura le posate e i tovaglioli sul tavolo, lasciai accidentalmente cadere una forchetta. Una volta accortamene, mi chinai per raccoglierla, ma mia madre mi fermò, asserendo che l’avrebbe fatto lei. Così, senza protestare, mi spostai e la lasciai fare. mentre la raccoglieva, notai qualcosa che mi sembrò un graffio, sulla sua mano. Le chiesi come se lo fosse procurato, e lei rispose che era stata graffiata dal gatto della nostra vicina. La risposta che mi diede, sembrò convincente, ma da come mi guardava, capii che stava mentendo. Avrei voluto dirle che non le credevo, ma per evitare inutili discussioni, decisi di ingoiare il rospo. Poco dopo, arrivò l’ora di cena, che consumammo come ogni sera, discutendo animatamente del più e del meno. Dopo la cena, Melanie decise di andare a dormire affermando di sentirsi stanca. Io, che al contrario, ero ancora in cucina con nostra madre, la salutai e rimasi lì dov’ero. Una volta accertatasi del fatto che Melanie fosse realmente andata a dormire, mia madre mi guardò, e mi disse che doveva parlarmi. Non sapevo come mai avesse deciso di farlo, ma ad ogni modo, la seguii silenziosamente fino alla sua camera da letto, dove, una volta arrivate, mi mise al corrente di una verità a dir poco scioccante. Mi disse infatti, che il graffio che avevo notato qualche ora prima, non era colpa del gatto dei vicini, bensì di mio padre. Quelle parole, ad ammetterlo, mi lasciarono confusa. Non capivo perché mio padre avesse potuto fare una cosa del genere a mia madre. Vedendomi così spaesata, mia madre decise di entrare nei dettagli, spiegandomi che, in quegli ultimi tempi, la sua relazione con mio padre non era affatto migliorata come sarebbe potuto sembrare inizialmente, al contrario, era molto peggiorata, e i litigi che derivavano dal loro cattivo rapporto, spesso finivano per sfociare in violenze fisiche e morali. Il graffio che avevo avuto l’occasione di vedere, era poca cosa se comparato a ciò che mia madre mi mostrò dopo. Non riuscivo davvero a credere a ciò che stavo vedendo, eppure sapevo bene che la vista non mi ingannava. Un altro graffio, stavolta sul collo e leggermente più profondo del primo. Mia madre mi pregò di non dire assolutamente nulla a Melanie, poiché sosteneva di sapere che si sarebbe spaventata. Io annuii e decisi di mantenere il suo segreto. Mi è davvero dispiaciuto venire a sapere una cosa del genere, ma era la verità, e sapevo di dovermene fare una ragione. In più, penso di sapere il motivo per cui mia madre ha deciso di confessare tutto ciò a me anziché a Melanie, cioè il mio essere più matura rispetto a lei ai suoi occhi. So per certo che parlare di un problema del genere, deve essere costato non poco a mia madre, perciò ho deciso di non farne letteralmente parola con nessuno.

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