16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO VII

Un’ardua decisione

 Il tempo continua a passare inesorabile, senza che nessuno possa far niente per arrestarlo. Tutti avranno sicuramente rievocato ricordi appartenenti a un tempo ormai lontano, al passato, che, senza neanche lasciarci il tempo di realizzarlo, è andato, svanito, così, in un battito di ciglia. In effetti, sono ormai trascorse parecchie settimane dall’ultima volta in cui sono andata a far visita alla mia famiglia, ma in particolar modo, a mia madre e a mia sorella Courtney, che nonostante tutti i vari litigi e diverbi avuti, mi vogliono bene e mi accettano per quella che sono. Oggi come oggi, sono di nuovo sdraiata sul letto in camera di Jackson, con ancora addosso il pigiama, mentre guardo fuori dalla finestra con fare decisamente annoiato frattanto che aspetto il suo risveglio. Nonostante sia già mattina inoltrata e la luce del sole illumini a giorno la stanza, lui è ancora lì che dorme come un sasso. Io, che non voglio affatto disturbarlo, preferisco lasciarlo dormire, pensando, per ingannare il tempo, di andare a farmi una rapida doccia e dopodiché vestirmi, non sopportando affatto oziare quando fuori è una così bella giornata, una di quelle che si vedono solo nei film, praticamente perfetta, senza nessun particolare fuori posto. Proprio mentre sono chiusa in bagno a fare la doccia, sento il mio cellulare, poggiato per precauzione sopra alla pila di vestiti che intendo indossare, squillare. Ovviamente, non posso rispondere, ma stranamente, il mio telefonino non smette di squillare fino a che non ne esco, così, in tutta fretta, lo afferro e faccio appena in tempo a rispondere. Ad avermi chiamato, non era stata altri che mia madre, che era felice di risentirmi di nuovo dopo tutto quel tempo. Ad ogni modo, disse che mi aveva telefonato semplicemente per avere mie notizie, per sapere come stavo e come andava l’università. A quella domanda, mi bloccai. Non sapevo proprio cosa rispondere. Andava tutto bene, ed era positivo, ma nel frattempo, mi interrogavo. “Come le dico che ho intenzione di lasciare l’università?” Pensavo, torturandomi con le mie stesse mani. In quel momento la paura mi stava letteralmente assalendo. Ero davvero confusa. Non sapevo cosa avrebbe potuto rispondermi, nè se si fosse arrabbiata, e in altri termini, avevo mille pensieri per la testa. Infine, senza più alcun inutile ripensamento, decisi che dovevo farlo, in un modo o nell’altro, così, mi feci coraggio e le dissi: ”Mamma, finora è andato tutto bene, ma ho deciso di smettere.” Confessai, per poi tacere e ascoltare la sua immediata risposta. Non appena finii la frase, sentii mia madre scoppiare a piangere mentre era al telefono con me, e fra un singhiozzo e l’altro ripeteva: ”Carly! Cosa ti è venuto in mente? Hai lavorato sodo per fartici ammettere e ora vuoi ritirarti? Come mai?” Aveva il solo coraggio di chiedere, faticando a respirare e controllarsi. Io, che l’ascoltavo disperarsi a causa mia, le risposi, con voce ferma e decisa: ”Ascolta, mamma, io so che cosa stai passando e in che condizioni ti trovi in questo momento, e c’è un motivo ben preciso se ho preso questa decisione. Aiutarti”. Dopo aver ascoltato le mie parole, mia madre sembrò aver smesso di piangere ed essersi risollevata, ma mi disse che non c’era ragione per cui io lasciassi l’università una volta arrivata così lontano. Ancora una volta, ripeté che apprezzava molto il mio gesto e la mia buona volontà, ma che non c’era motivo di preoccuparmi tanto, poiché se avesse avuto bisogno d’aiuto con il neonato, sapeva che le sarebbe bastato chiedere. Fu così che, dopo quella conversazione telefonica con mia madre, che aveva realmente avuto il potere di aprirmi gli occhi, compresi quanto stupido fosse stato il mio pensiero, e malgrado la mia precedente decisione, scelsi finalmente di rigare dritto.
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