16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO XIV

Una notte indimenticabile

Giorno per giorno, la vita va avanti, e, con i giorni, vengono via anche le settimane, i mesi, ed infine anche i lunghi anni. Non mi sembra quasi vero, eppure da oggi inizia la mia vita da ventenne vera e propria. Oggi, come del resto praticamente ogni giorno in questo periodo, tutto sembra andare per il verso giusto. Però, stranamente, è tutto il giorno ormai che avverto una strana sensazione. Non so di preciso cosa sia, né a cosa sia collegata, e l’unica cosa di cui sono certa è, che se smetto di pensarci, passerà. Infatti, per mia fortuna, la cosa sembra aver funzionato. Quando più tardi, dopo la consueta lezione universitaria, sono tornata a casa, no ho potuto fare a meno di notare che Jackson aveva iniziato ad assumere dei comportamenti piuttosto anomali nei miei riguardi. Per qualche strana ragione che in quell’esatto e preciso momento non capivo, infatti, seppur solo per poco tempo, cambiò totalmente approccio verso di me. Era sempre più insicuro, timoroso e titubante quando eravamo insieme. Mi bastava semplicemente guardarlo per fare in modo, involontariamente, che la fronte e il collo gli si imperlassero di sudore. Era decisamente tutto troppo strano per stare accadendo veramente. Ormai stiamo insieme come una coppia da quattro anni, e conoscendolo, questo tipo di comportamento è a dir poco inspiegabile da parte sua. In cuor mio sapevo che qualcosa non andava, si comportava come se stesse cercando di nascondermi qualcosa. Non sapevo se fosse un segreto, una colpa, o altro, ma in quel momento ero sicura di una cosa sola. Dovevo, in qualche modo, conoscer l’origine di quei comportamenti. Non sopporto, come persona, di vivere immersa nei miei stessi dubbi e interrogativi, perciò, guardandolo negli occhi, mi avvicinai e gli chiesi:” Jackson, si può sapere cos’hai? Sembri strano ultimamente, va tutto bene?” Inizialmente, sembrò innervosirsi ancora di più ed evitò di rispondere. Poi, però, mi disse che aveva da comunicarmi qualcosa che, almeno stando al tono che utilizzò nel parlarmi, sembrava essere di vitale importanza. Vedendolo tanto nervoso, gli dissi di calmarsi, fare dei respiri profondi, e dopodiché, ricominciare a parlare. Lui mi diede retta, e, dopo essersi finalmente calmato, mi disse di seguirlo in camera sua perché non voleva farsi sentire da nessuno. Perplessa, acconsentii a seguirlo, e, non appena arrivammo in camera sua, mi guardò negli occhi e, con voce rotta in parte dal nervosismo e in parte da quella che mi parve essere paura, disse:” Carly, tu sei la mia fidanzata, stiamo insieme da quattro anni e sai che ti amo, perciò, almeno per come la penso io, dovremmo portare la nostra relazione a un livello più alto.”Le sue parole furono bellissime, ma mi confusero ancor più di quanto già non fossi. L’alone di mistero che si celava dietro quel suo discorso stava decisamente diventando troppo fitto per i miei gusti, e, non potendo certamente leggergli nel pensiero, senza esitazione alcuna, gli chiesi::” Di cosa stai parlando? Che cosa significano queste parole? Si può sapere, una volta per tutte, cosa intendi e che ti passa per la testa?” Jackson non rispose affatto. Evidentemente il mio essere troppo schietta e diretta, e la durezza delle mie parole sembravano averlo piuttosto spaventato, poiché dopo avergli parlato, notai che stava di nuovo iniziando a sudare. Dopo un po’ però, sembrò decidersi a darmi una risposta, e infatti, disse:” Andiamo Carly, sai di cosa sto parlando! Non sei mica nata ieri! Non fare l’ingenua!” Stava cercando di spiegarmi in tutti i modi quello che voleva, ma io continuavo a non capire le sue intenzioni. Così rimasi lì immobile e muta a fissarlo, aspettando che si ripetesse, o che, perlomeno, si spiegasse meglio. Mentre lo guardavo, mi misi a riflettere, e mi ci volle qualche minuto prima che un vero e proprio lampo di genio mi attraversasse la mente come un fulmine. D’un tratto capii quel che intendeva. In quello stesso momento però, ricominciai a sentirmi strana. Ora che avevo capito cosa voleva da me, dovevo dirgli, in un modo o nell’altro, come la pensavo a riguardo. Fu così, che, tornando a guardarlo, gli dissi::” Jackson, ascolta, capisco perfettamente quel che intendi, ma non mi sento pronta.” Lui rimase lì fermo davanti a me ad ascoltare le mie parole in un silenzio quasi religioso. Avevo, seppur invano, tentato di oppormi, cercando di farlo ragionare e capire il perché, al suo volere, ma ogni resistenza fu totalmente inutile. Dentro di me sapevo di amarlo con tutto il mio cuore, e se la cosa l’avesse reso felice, avrei, malgrado le mie paure ed esitazioni, accettato di farlo. Fu così che, chiusi tutti e due a chiave nella sua stanza, per nostra stessa volontà, in trappola come topi, ci lasciammo andare alla nostra prima “notte d’amore”, una notte che non dimenticherò mai.
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