16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO XII

Libertà

Siamo giunti alla fine della primavera, e questo, significa per me due cose: è arrivata l’estate, che, per la cronaca, è la mia stagione preferita, e posso passare le vacanze estive come più mi piace, per cui ho un sacco di tempo libero da dedicare alle mie attività preferite, fra cui leggere, ascoltare musica, passeggiare e stare assieme alle mie amiche e a Jackson, il mio ragazzo. Tutti e due abbiamo aspettato con grande ansia che l’estate arrivasse, perché abbiamo intenzione di andare in vacanza al mare, in una località marittima, per l’appunto, vicina a dove viviamo. Inizialmente volevo passare le vacanze estive assieme alla mia famiglia, e infatti è così, ma, di comune accordo con i miei genitori, posso passare una settimana al mare con Jackson. L’unica pecca è che, sebbene io e lui pensavamo di aver pianificato tutto, ed essere pronti ad ogni evenienza, proprio questa mattina, giorno fissato per la partenza, mia madre mi ha telefonato dicendomi che  ormai da tre giorni il mio fratellino Damien ha la febbre alta e vomita, e che essendo arrivate le vacanze estive, non può portarlo dal pediatra, ragion per cui avrà bisogno del mio aiuto. La cosa non sembra affatto essere un problema per Jackson, che, quando l’ho messo al corrente di tutto, si è dimostrato piuttosto comprensivo, asserendo che, se io avevo un problema in famiglia, la nostra settimana di vacanza assieme avrebbe potuto anche aspettare. In fin dei conti il periodo di vacanza estivo dura tre mesi, perciò c’era ancora molto tempo per riorganizzarci in futuro. Così, il giorno seguente, Jackson mi riaccompagnò a casa di mia madre, dicendomi che sarebbe venuto lui stesso a riprendermi non appena il mio fratellino si fosse sentito meglio. Quelli che passai a casa di mia madre, furono due giorni decisamente molto stressanti. Sapevo che Damien si sentiva male, ma non mi aspettavo che prendersi cura di lui per accelerarne la guarigione sarebbe stato così stancante. Tuttavia, cercai di non badarci, concentrandomi solo sull’aiutare mia madre con il bambino. Alla fine, quei due giorni passarono, e, dopo aver salutato la mia famiglia, telefonai a Jackson perché venisse a riprendermi, come lui stesso, d’altro canto, aveva già promesso. Quando tornammo entrambi a casa, ricominciammo a pensare a come organizzarci per la vacanza al mare. Avevamo già scelto la località e la durata della permanenza, per cui, l’unica cosa rimasta da fare, era preparare ognuno le proprie valigie. Nulla di più semplice: sapevo già in partenza che la vacanza non sarebbe durata molto, perciò misi nella mia valigia soltanto due costumi da bagno, di cui uno, che sarebbe servito come ricambio, nel caso in cui il primo si fosse sporcato o cose del genere. Poi, ovviamente, non scordai di metterci dentro anche un paio di magliette e dei jeans, miei capi d’abbigliamento, ormai da tempo immemore preferiti. Le mie vacanze assieme al mio ragazzo furono, a dir poco, memorabili. Ho amato svegliarmi tutte le mattine sapendo di dover fare solo una cosa: andare in spiaggia a divertirmi con lui. Oltre a farci spesso e volentieri una nuotata insieme, ci è piaciuto anche più semplicemente passeggiare sul bagnasciuga, con la sola compagnia dello sciabordio dell’acqua di mare che, ad ogni passo che facevamo, cancellava le impronte da noi lasciate sulla riva. Altre volte, abbiamo invece preferito prendere il sole stesi ognuno sul proprio asciugamano. Per la sera, contrariamente a come passavamo le giornate, spesso decidevamo di rimanere in spiaggia fino a tardi, passeggiando l’uno accanto all’altra , sulla sabbia fresca e non più bollente data la scomparsa del sole, che sparendo lasciava il posto alla luna e al cielo stellato, che mi piaceva ammirare sdraiata accanto a lui. Ci sono stati giorni in cui, durante la settimana, abbiamo preferito passare il tempo con le nostre famiglie, visto che, tra parentesi, io non vedevo la mia da un bel pezzo. Ad ogni modo, ho passato le mie ultime giornate di vacanza a casa da mia madre assieme al resto della famiglia, compreso il mio fratellino Damien, che, avendo appena compiuto due anni d’età e avendo imparato a parlare con il solo utilizzo di singole parole e non di frasi di senso compiuto, non appena mi vedeva, cominciava a correre verso di me ripetendo il mio nome, e quando mi raggiungeva, iniziava a stringere forte con le minuscole manine che aveva, i miei pantaloni, facendomi così capire che voleva essere preso in braccio. Io sapevo bene che era felicissimo di vedermi, quindi, il più delle volte lo accontentavo, sollevandolo per pochi minuti prima di rimetterlo a terra, o qualche volta, nella sua culla per la nanna. Passavo le giornate a discutere con mia madre dei soliti e monotoni argomenti, fra cui, inevitabilmente, l’andamento dei miei studi universitari. Ovviamente, se mi chiedeva come andavano, le rispondevo che tutto procedeva bene, sapendo di starle dicendo la verità, anche perché, la mia vita da giovane studentessa universitaria non mi causa alcun tipo di problema al momento, quindi, posso stare tranquilla. Altre volte, ingannavo il tempo parlando con mia sorella, ponendole le domande più stupide e assurde possibili, così, tanto per farci una risata assieme, finché una di noi due non dava inizio a una discussione più seria e sensata. Difatti, un giorno, mentre stavo parlando con lei, ha iniziato a farmi domande su come andassero le cose fra me e il mio ragazzo Jackson, e io le ho risposto asserendo che andava tutto a gonfie vele, e che fra noi due non c’era alcun tipo di problema. Dopo che lei mi pose questa domanda, io ne approfittai per chiederle come stava, ovviamente riferendomi anche, alla sua vita sentimentale. Lei, che di solito risponde sempre senza esitare quando qualcuno le fa una domanda, stavolta non lo fece, e la cosa mi lasciò un pò perplessa. Noi due siamo sorelle, e ci confidiamo spesso l’una con l’altra, ogni volta che ne abbiamo l’occasione, quindi a me il suo improvviso silenzio, inizialmente parve piuttosto strano, finché, dopo aver riflettuto per qualche istante, non mangiai la foglia e le dissi:” Courtney, che c’è che non va? Avanti, dimmi, in fondo non puoi tenermelo nascosto per sempre, quindi sputa il rospo.” Dopo un pò, si decise a rispondermi dicendomi che, qualche mese prima della mia visita, aveva trovato anche lei un ragazzo, Kevin, a cui, però, non riusciva a dichiararsi. Mi raccontò anche che avevano passato del tempo insieme, e che lei aveva capito, durante quel lasso di tempo, che quello sembrava proprio essere il ragazzo giusto per lei, che era, stando a come me lo descrisse, un tipo gentile, simpatico e comprensivo. Mi chiese anche dei consigli circa come risolvere questo suo “problema d’amore”, ma io, non sapendo affatto cosa risponderle, e dissi semplicemente che per conquistare Kevin non doveva fare salti mortali ma semplicemente essere sé stessa e aspettare che a decidere fossero solo ed esclusivamente il tempo e il destino.  Mia sorella disse che trovava confortanti le mie parole e decise di darmi retta senza indugio, ritenendomi molto più esperta di lei in questo campo. Io la ringraziai del complimento, ma dentro di me pensai che stesse definitivamente esagerando. In fondo, non le avevo dato niente di più che un consiglio sul tipo di comportamento da adottare in una situazione del genere. Che dire, visto ciò che mi ha raccontato, posso solo affermare che le auguro tutto il meglio e che spero che lei riesca a vivere la sua favola d’amore proprio come lei stessa la immagina.
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