16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO V

Da liceale a universitaria

 E così, il ciclo ricomincia: ho compiuto da qualche mese diciotto anni, sono fidanzata da uno e mezzo e  ho finito il liceo venendo promossa con degli ottimi voti. Per tale motivo ho deciso, dopo la fine delle superiori, di iniziare a frequentare, come la maggior parte delle mie amiche, l’università. Ora come ora, non sono più una liceale, ragion per cui, mi ritrovo da quasi una settimana a dovermi far accompagnare dal mio ragazzo all’università alla quale mi sono iscritta, distante da casa sua cinque chilometri o poco più. Onestamente non credo sia per lui un problema poichè entrambi studiamo nello stesso Istituto. Riflettendo, posso tranquillamente constatare la sparizione dei miei problemi. Inoltre, per quanto riguarda i corsi che ho scelto di frequentare, ho optato per uno di storia e filosofia, lasciando perdere la matematica, mio immemore “tallone d’Achille”.  Jackson, contrariamente a me, ha scelto invece di frequentare un corso di medicina, volendo, come io stessa mi aspettavo, diventare un giorno uno stimato medico. Onestamente gli ho parlato tantissime volte dei corsi da frequentare, tentando, seppure invano, di convincerlo a fare la mia stessa scelta, cioè seguire un corso come il mio, ossia uno che si incentri maggiormente sulle materie letterarie, sperando poi, con un pizzico di fortuna, che alla fine mi ha voltato le spalle, di persuaderlo a voler diventare, come me del resto, un’insegnante anziché un medico. Lui, però, testardo e irremovibile com’è, e peraltro fedele alla sua decisione, ha preferito non darmi retta, asserendo in seguito che, se avesse cambiato idea e quindi ascoltatomi, avrebbe sicuramente finito per passare tutto il suo tempo a concentrarsi su di me e sul nostro rapporto, anziché stare, come in realtà voleva, curvo sui libri. Come già detto, ho provato varie volte e con mille stratagemmi diversi a fargli cambiare idea, senza però mai ottenere i risultati sperati. Io rispetto Jackson, e quindi lascio correre, dandogli la libertà di fare le sue scelte. Ora come oranon sto affatto tentando di dire che non m’importi, affermando unicamente di pensare che sia giusto lasciare che maturi e impari a scegliere cosa crede che sia meglio per se stesso. In fin dei conti, se ha bisogno di una mano, o se magari la decisione da prendere è troppo importante e gravosa, è lui a chiedere aiuto o a me o ai suoi genitori, visto che entrambi non disdegnamo affatto dargli qualche consiglio o dire la nostra sull’argomento di turno, ma se stavolta pensa di potersela cavare da solo, tanto meglio per lui. Sono convinta, inoltre, che l’incominciare a prendere questo tipo di decisioni e fare questo tipo di scelte, che, vista la nostra giovane età, sono da considerarsi un trampolino di lancio verso il mondo degli adulti e quello del lavoro, lo aiuteranno sicuramente a crescere. All’ inizio, devo ammettere che l’idea di frequentare l’università un po’ mi spaventava, ma adesso ho capito che le mie paure erano sciocche e del tutto infondate. Infatti, durante questa mia prima settimana, mi sono fatta subito delle nuove amiche, che inizialmente, per dirla tutta, non mi guardavano neanche di striscio, e solo più tardi hanno accettato la mia amicizia. Sinceramente, vado d’accordo con tutte le persone che ho conosciuto al corso di storia e filosofia, ma specialmente con due ragazze. Karen e Britney. Loro due sono sorelle gemelle, ma per qualcuno che le incontra per la prima volta come me, può non sembrare affatto così. sono totalmente diverse in tutto, iniziando dal carattere e finendo con l’aspetto fisico. Ad esempio, Karen è la più alta delle due, quindi Britney e più bassa di lei seppur di solo pochi centimetri. Inoltre, Karen è leggermente più chiusa di Britney, che invece è molto più spigliata, schietta, decisa e sicura della sorella. A prima vista possono sembrare un pò strane, ma c’è da riconoscere che insieme formano un duo davvero eccentrico. Entrambe mi fanno davvero morire dal ridere, cosa che, tra l’altro, ci ha messo nei guai svariate volte con i vari professori e professoresse, ma fortunatamente, tutte e tre osserviamo, nelle rare volte in cui non ci beccano a ridere per le stupidaggini più svariate, un comportamento a dir poco esemplare durante le lezioni. Qualche giorno fa però, ci siamo incontrate al centro commerciale e abbiamo iniziato a discorrere del più e del meno, arrivando alla conclusione che, visto il fatto che ne va delle nostre future carriere di insegnanti di lettere, dobbiamo tutte e tre, nessuna esclusa, cercare di darci una regolata smettendo di comportarci in quel modo a lezione. In quanto a Jackson, entrambi non abbiamo avuto modo di parlare di come si trovi in questo nuovo e prima sconosciuto ambiente, dato che siamo entrambi impegnatissimi e oberati di lavoro per via dei corsi universitari, senza dimenticare che dei suoi corsi di medicina non mi ha ancora parlato. A volte mi chiedo davvero come vadano le cose per lui, dato che è quasi una settimana che pur convivendo, non ci parliamo Difatti, ogni volta che tiro fuori l’argomento, finge di non sentire ciò che gli dico o le domande che gli pongo circa la sua questione scolastica iniziando a inviare messaggi con il cellulare ai suoi amici o a volte, piantandosi gli auricolari nelle orecchie. Cercando un consiglio, ho messo Courtney al corrente di questa sua improvvisa chiusura  quando mi ha telefonato proprio ieri sera, per avere mie notizie. Lei, non sapendo cosa rispondere, e volendo evitare di ferirmi, mi rispose che forse stavo leggermente esagerando, tempestandolo di domande in quella maniera e, che prima di parlarne, dovevo lasciare che ci si abituasse senza continuare a mettergli pressione. Ringraziandola, Trassi conforto dalle sue parole e le diedi ragione salutandola e spegnendo il mio cellulare subito dopo la fine della telefonata. Proprio mentre spegnevo il cellulare stando seduta sul divano, sentii uno scatto, e voltandomi verso la porta di casa, la fissai senza staccare gli occhi fino a che non la vidi aprirsi. In quel momento stavo decisamente morendo di paura, ma mi tranquillizzai scoprendo che era semplicemente Jackson, che era tornato da un’ uscita con dei suoi amici. Durante quell’ intero pomeriggio però, ho notato in lui degli strani ed insoliti comportamenti. Era molto nervoso, preferiva starsene da solo chiuso nella sua stanza, non gli andava di svagarsi in alcun modo, e se per puro caso gli chiedevo cosa c’era che non andava, senza neanche degnarsi di rispondere, si voltava e si allontanava da me evitando di parlarne. Tutta questa storia va avanti ormai da giorni, ed io, sinceramente, inizio a non poterne più. Non riesco proprio a sopportare il suo comportamento nei miei confronti negli ultimi tempi, così ho deciso di chiedere consiglio a mia madre telefonandole oggi stesso, sicura di ricevere da lei l’ausilio che mi serviva per tentare di superare quel difficile momento della mia vita. Detto fatto. non appena la misi al corrente dell’alquanto insolito comportamento di Jackson negli ultimi giorni, mi disse che, almeno secondo il suo parere, la cosa migliore da fare era mettersi pacificamente a discutere della cosa, in modo da appianare tutti questi nostri momentanei dissapori. Così, dando retta a mia madre, il giorno dopo decisi di ritagliarmi del tempo da passare con Jackson per discutere della sua quasi totale indifferenza verso di me, e lui, evidentemente dispiaciuto del fatto di avermi molto trascurata per un lasso così lungo di tempo, mi rispose dicendomi che non dovevo prendermela o starci male più di tanto, ma che se in quel periodo mi ignorava, era semplicemente perché stava concentrandosi di più sui suoi studi di medicina, che, a detta sua, vanno perfino meglio di come si aspettasse che sarebbero andati, perché infatti anche lui, ora che ci ha fatto l’abitudine, si trova bene in questo nuovo contesto scolastico. Devo decisamente ammettere che sulle prime pensavo che la quasi totale indifferenza di Jackson riguardo a me e al nostro rapporto, fosse dovuta ad altre cause, ma ora capisco che mi sono sbagliata e anche di grosso a farmi un pensiero così del tutto insensato. Insomma, quello che ora voglio dire è: siamo fidanzati da quasi due anni, come accidenti può essermi venuto in mente che il mio ragazzo avesse mai potuto pensare di smettere di amarmi o ancora peggio, rompere il fidanzamento con me? Sinceramente non so spiegarmi da sola l’origine di questo mio pensiero, o meglio, posso solo dire che forse, il fatto che da quando era iniziata l’università non ci parlavamo quasi più né passavamo più del tempo assieme come una coppia, possa avermi portato a crederlo. Ad ogni modo, l’importante è che so che nessuna di queste cose accadrà mai proprio perché entrambi ci amiamo e non abbiamo, malgrado i nostri alti  e bassi, intenzione di porre fine al nostro amore.
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4 thoughts on “16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO V

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