16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO I

Capitolo I

L’inizio

Sono Carly Thompson, ho sedici anni e vivo nella classica famigliola felice composta da papà Dave, mamma Lorraine, mio fratello Justin, mia sorella Courtney, me e il nostro cane Shadow. Vita perfetta, non trovate? Se la risposta è si avete ragione perché il bello deve ancora venire: qualche mese fa, in un giorno di scuola apparentemente normale, ho incontrato Jackson il ragazzo dei miei sogni odierno amore della mia vita e fidanzato. Gli ultimi tempi con lui sono stati un’autentica favola. Giuro, è il ragazzo ideale per me, è dolce, gentile e anche molto simpatico. Devo dire che la cosa che mi piace di più di lui è il fatto che riesca a capirmi in ogni situazione, nel bene e nel male. Riguardo alla nostra relazione va tutto a gonfie vele ma, di recente, per la precisione qualche giorno fa mi ha confessato di amare un’altra ragazza. Ho subito pensato che volesse piantarmi in asso e lasciarmi, fino a che non ha aggiunto che quella “ragazza” sarebbe stata nostra figlia e mi avrebbe chiamato mamma. Subito dopo, senza neanche lasciarmi il tempo di respirare, mi ha stretto forte a sé e ci siamo scambiati un lungo e tenero bacio appassionato che sembrò durare quasi eternamente ma che mi piacque così tanto che non volevo che finisse. Ho pensato fosse strano perché non aveva mai fatto nulla del genere prima, o meglio sì, ma mai fino a questo punto. Ora è del tutto ufficiale: sto vivendo un sogno. Non potevo crederci: eravamo io e lui l’uno accanto all’altra che, dopo quel meraviglioso bacio, ci fissavamo intensamente con i nostri occhi che lasciavano trasparire chiaramente l’ immenso amore che entrambi proviamo l’uno per l’altra. Mentre mi guardava, Jackson si morse un labbro, fece un respiro profondo e aprì la bocca per parlare ed io che ero lì ad ascoltarlo pensai che stesse per dichiararmi i suoi sentimenti nei miei confronti, cosa che in tutto quel tempo né lui né io avevamo mai fatto entrambi per timidezza. Subito dopo, Jackson fece una pausa di silenzio ed io, che in quel momento ero ancora abbracciata a lui, gli strinsi le mani come per incitarlo a finire la frase che aveva lasciato in sospeso. D’improvviso però lui mollò la presa, indietreggiò di qualche passo come per andarsene e lo fece sul serio, voltandosi verso la porta di casa mia. Ero atterrita: dopo tutto quello che era successo in quel pomeriggio non potevo lasciarlo andare via così, con mille dubbi e senza una risposta circa ciò che provasse per me. L’unica cosa che sapevo in quel momento era che la faccenda non poteva finire lì. Dovevo, in un modo o nell’altro, ricevere quella dannatissima risposta una volta per tutte. Fu così che lo fermai, mi avvicinai di nuovo e gli chiesi: ”Jackson, dove stai andando?” “A casa.” Rispose, continuando a camminare. “A casa?” Pensai. Come poteva andarsene in quel modo così frettoloso sapendo di essere ormai arrivato al culmine dell’importantissima discussione che stavamo avendo? Così, senza esitare, gli chiesi: ”Si può sapere cosa intendessi con quelle parole?” Subito dopo, tornando a guardarmi, disse: ”Vuoi davvero saperlo? Ne sei proprio sicura?” “Sì.” Gli risposi impaziente. In quel preciso istante ci fermammo di nuovo, lui mi guardò e dopo un’ attesa che mi parve interminabile disse:” Tu, Carly Thompson sei la cosa migliore che mi sia mai capitata, e scusa se non te l’ho mai detto così durante questi tre mesi. Ma bando alle ciance: vuoi diventare ufficialmente la mia ragazza?” Detto questo, Jackson si frugò nella tasca dei jeans che portava, e ne estrasse nientemeno che un bellissimo anello scintillante di puro argento, e infilandomelo all’anulare della mano destra mi chiese se mi piacesse, ed io, in lacrime per la gioia gli dissi: ”Stai scherzando?? Certo che mi piace! Anche io ti amo e voglio essere ufficialmente la tua ragazza.” Dopo quelle mie parole, Jackson mi disse che sapeva che mi sarebbe piaciuto e ci scambiammo di nuovo un bacio sulle labbra. Dopodiché diede uno sguardo all’orologio del suo cellulare, e vista l’ora tarda, mi salutò e mi disse che era per lui ora di tornare a casa per cena. Così lo salutai a mia volta e chiusi lentamente la porta mente lo guardavo avviarsi verso casa sua. Quella sera poi, durante la cena, feci capire a Courtney, mia sorella, che dovevo parlarle al più presto possibile, tutto questo  senza dire una parola. Ovviamente lei afferrò al volo la cosa, e continuò a mangiare come se nulla fosse, assicurandosi di non far capire niente ai nostri genitori. Finita la cena, io e Courtney andammo nella mia stanza e ci sedemmo sul tappeto a gambe incrociate. Lei, impaziente di conoscere ciò di cui dovevo parlarle, ruppe il silenzio che c’era nella camera dicendo: ”Va bene Carly spara, che hai da dirmi di così importante?” Sulle prime non risposi, e il mio silenzio le fece mangiare la foglia, così disse:” Dì la verità, si tratta di Jackson, vero? Dimmelo, perché giuro sulla mia testa che se ti ha fatto qualcosa di male deve solo aspettare che gli metta le mani addosso.” Seccata dalle parole di mia sorella, che tenta sempre di fare la dura ma ha una natura completamente diversa, sospirai e le risposi: “Courtney sei fuori strada. Voglio dire, sì, si tratta di Jackson, ma ho buone non cattive notizie.” “Ah si? Allora dai raccontami tutto, disse lei felice ed eccitata. Allora le risposi:” Va bene Courtney, andrò dritta al punto: Jackson oggi pomeriggio mi ha fatto un’importante domanda.” “Beh? Che genere di domanda?” Mi chiese lei, evidentemente curiosa di saperlo.  “Hai notato l’anello che porto al dito?” Le chiesi, attendendo una sua risposta. “Sì e allora? Che cosa c’entra adesso?” continua, annoiata e confusa. Come cosa c’entra Courtney!” Sbottai. “Me l’ha regalato Jackson prima di andarsene perché ora siamo ufficialmente fidanzati!” continuai, alterandomi di colpo e non badando al tono che utilizzai nel risponderle. Dopo aver sentito quelle meravigliose parole, mia sorella si mise a urlare di gioia. Non riusciva proprio a credere che la sua “sorellina” più piccola di lei di appena un anno, fosse già ufficialmente fidanzata con il ragazzo che amava. Dopo quella, per così dire, “confessione” decidemmo che era ora di andare a letto per entrambe. Quella sera mi addormentai felicissima ripensando al favoloso pomeriggio trascorso con Jackson. La mattina dopo, mi svegliai tutt’altro che contenta. Un’ennesima domenica era  passata, eravamo di nuovo a lunedì e dovevo tornare a scuola. Non potendo evitare di farlo, seppur controvoglia, mi feci una veloce doccia, dopodiché mi vestii e mi feci accompagnare come di consueto da mia madre. Come se non fosse bastato, poi, appena arrivata in classe, in ritardo per giunta, mi ritrovai a dover seguire nolente la lezione di filosofia, materia che trovavo indescrivibilmente noiosa, ma che dovevo studiare per evitare note, ramanzine o peggio ancora, interrogazioni a sorpresa da parte del mio puntigliosissimo professore, che, vedendomi distratta, scelse di chiamare proprio il mio cognome. Colta alla sprovvista, non risposi a nessuna delle domande che il professore mi fece, né seppi esporre autonomamente nessuno degli argomenti trattati nel trimestre. Fortunatamente ciò che ottenni da quella disastrosa interrogazione, fu un semplice richiamo, ma compresi di dovermi ritenere fortunata, perché se disgraziatamente mi avesse messo una nota o dato un brutto voto, arrivata a casa ne avrei viste delle belle.

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4 thoughts on “16 anni: Io e le mie scelte – CAPITOLO I

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